Paesi a Rischio in Europa

Se ad un qualsiasi cittadino italiano o dell’intera UE voleste porre questa domanda “il tuo Paese è a rischio in relazione alla tenuta dell’economia europea?”, tutti o quasi risponderebbero ITALIA. Senza scomodare nazionalisti, sovranisti, patrioti e via dicendo ma affidandoci ad esperti scopriamo che qualcosa non torna: l’agenzia dell’Unione europea che misura il rischio “macro” alla tenuta dell’economia europea, l’European Systemic Risk Board, certifica altro: la situazione degli Stati nei confronti del contesto europeo e la prevenzione sistemica dei rischi dell’Eurozona, sembrano andare in direzione opposta. L’Italia e il suo debito pubblico non figurano nell’allerta lanciata dall’ultimo rapporto dell’Esrb: questa ci dice una cosa molto semplice che i partner europei, soprattutto gli gnomo parsimoniosi del nord, non vogliono accettare, il fatto che le grandi crisi del nuovo millennio sono state prima di tutto crisi di debito privato traslate al settore pubblico per le risposte insufficienti, e dunque è sul debito dei privati e delle imprese che la vigilanza deve essere più stringente. Il criterio di valutazione fa riferimento “… all’indebitamento delle famiglie, elevato o in aumento, alla capacità delle famiglie di rimborsare il loro debito ipotecario, alla crescita del credito ipotecario e all’allentamento dei criteri con cui i prestiti sono concessi, nonché alla valutazione o all’andamento dei prezzi degli immobili residenziali”. Ebbene tra gli undici Paesi presi in esame non figura l’Italia mentgre è stato emesso un “warming” (in pratica una sorta di allarme giallo) a Germania, Francia, Repubblica Ceca, Islanda e Norvegia. In particolare Parigi, il cui livello di debito/Pil includendo il settore privato è tra i più alti d’Europa. Nei tedeschi, invece, desta in parte attenzione il mercato immobiliare: la Germania ha il più basso tasso di cittadini proprietari di casa d’Europa (50%), ma un livello di titolari di mutuo (25%) pari a quello italiano. Alktro tipo di allarme, più importante perché sarebbe il secondo, viene inviato a  Belgio, Danimarca, Lussemburgo, Olanda, Finlandia e Svezia, sei Paesi in larga misura storicamente favorevoli a tagli di bilancio, strettezze fiscali e mancanza di solidarietà inter-europea. Due dei quali (Lussemburgo e Paesi Bassi) falchi del rigore dall’alto della loro posizione comoda di paradisi fiscali occulti nell’Ue. In questi Paesi l’Esrb giudica “ad alto rischio” la situazione debitoria delle famiglie.

E poi ci si offende se i suddetti nazionalisti, sovranisti, patrioti e via dicendo guardano con diffidenza all’UE così come è, ripeto, COSI’ COME  È.

Elio Bitritto

 

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