Bellanova, Ceta, OGM

La stupida, inutile ed artificiosa polemica sul vestito della Bellanova, neoministro dell’Agricoltura sarà ricordata come una delle più grosse stupidaggini che la sinistra abbia imbastito, proprio perché basata su un vestito che può piacere o no, può essere adatto o non ma saranno fatti suoi (della Bellanova)! Invece c i sono almeno due argomenti che contemplano (si fa per dire) la Bellanova come ministro e sono due sì importantissimi, entrambi deleteri per l’Italia: il sì agli OGM ed il sì alla ratifica del CETA. Il neoministro dichiara (e quando un neoministro dichiara significa che ha già deciso) che “Sugli Ogm voglio aprire un confronto rapidamente anche con le parti imprenditoriali, è un tema delicato che non va affrontato in modo azzardato”. Ora non c’è chi non conosca la posizione dell’Italia circa gli OGM su cui l’Italia ha sempre avuto una posizione decisamente contraria e non solo politicamente ma anche con la massiccia approvazione da parte del mondo agricolo che vede negli OGM la fine della nostra originalità e biodiversità. L’apertura agli OGM significa arrendersi, direi “prostrarsi”, alle pretese ed agli interessi delle multinazionali. Il secondo allarme viene dalla ventilata ratifica del CETA “Dobbiamo lavorare perché si arrivi alla ratifica del Ceta, l’accordo di libero scambio tra Ue e Canada, con l’obiettivo di dare competitività al Sistema Italia”. Ma è esattamente il contrario perché il Ceta, una volta entrato a pieno regime, sarà un veicolo per importare prodotti con standard di sicurezza inferiori a quelli europei, anzi MOLTO inferiori a quelli italiani. Il Ceta è un accordo che l’UE ha concordato con il Canada, a spese dei Paesi del mediterraneo e, in particolare, dell’Italia a cominciare dal fatto che non prevede alcun principio di reciprocità e saremo invasi da prodotti contenenti estrogeni e farine animali che oggi in Europa sono vietate. Già ora, l’UE  ha riconosciuto all’Italia solo 41 prodotti a marchio di tutela comunitario (Dop, IGP, STG) a fronte di un patrimonio di 288 prodotti tutelati. Il cosiddetto “Italian sounding” (l’assonanza con i nomi dei più prestigiosi e conosciuti marchi alimentari) consentirà che, per esempio,  il “Palmesani” coesisterà con il Parmigiano Reggiano. E di esempi grottescamente simili a questo in TV, ne sono stati presentati parecchi attraverso servizi che mostravano i prodotti italiani nei supermercati europei addirittura con vini dai nomi prestigiosi che venivano preparati con acqua, alcol e polverine. Si può stare sereni con questo ministro? Altro che vestito, ciò che preoccupa è la “veste” istituzionale!

Elio Bitritto

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