Sul concetto di DEMOCRAZIA, secondo i “sinistri”.

Dal greco δημοκρατία “Demos”  (in greco δῆμος, “popolo”) e “Kratos” (in greco κράτος, ”potere”)  etimologicamente significa “governo del popolo“, ovvero sistema di governo in cui la sovranità è esercitata, direttamente o indirettamente, dal popolo, generalmente identificato con l’insieme dei cittadini che ricorrono ad una votazione.

Non ho voluto dare sfoggio di competenza ma semplicemente ricordato cosa intendono i comuni mortali per democrazia che è un concetto che non è mai entrato nella testa degli autoproclamatisi “democratici (che ovviamente sono di sinistra) e mai riuscirà a scalfire le granitiche certezze di chi ha le staminali di Stalin nel sangue. Maestri nel diffondere odio e sospetti, i comunisti con le loro metastasi che da rosse sono diventate rosate, attribuiscono patenti di democrazia e patenti di fascismo con una facilità che in realtà è faciloneria: la dimostrazione è data dalla recentissima manifestazione contro il nascituro governo Conte con la chiusura di cinque strade che portavano a Montecitorio per impedire che la “folla”  di dissidenti potesse essere vista come una “grande folla” di dissidenti! E che diamine! Mica erano black block, mica erano i centri sociali, mica avevano mazze, biglie e volti coperti: erano solo … “fascisti” per i quali lo slogan di turno è “il fascismo non è un’opinione ma è un crimine”, con ciò tornado a ribattere sempre sullo stesso tema, indurre la paura ai cittadini ben sapendo che peggio del fascismo c’è solo l’antifascismo, quello dei salotti buoni, quello della grande stampa, quello delle reti radiotelevisive, quello artificioso di chi vede in questo distillato d’odio indotto attraverso i suddetti media, confortati dal grande capitale al cui servizio gli anti italiani si sono posti, l’unica possibilità di sopravvivenza politica. A questi “poteri forti” si aggiungono anche i social che decidono chi è buono e chi è cattivo sulla base di un regolamento che è al di fuori ed al di sopra di qualsiasi legislazione nazionale: siamo al punto che una ignota, quanto ignobile squadra di persone decide se, come e quando un utente di FB possa essere ammesso ad esprimere pe proprie opinioni. Non ci si può difendere dalle decisioni di una struttura privata che giudica senza essere giudice, che condanna senza appello, che interpreta le opinioni dei cittadini senza contradditorio al punto che quella che struttura che si erge al controllo moralistico degli utenti consente che si possano continuare ad insultare le persone, che si possa continuare a rappresentare filmati intimi che hanno portato al suicidio di alcune vittime! No, per certi filmati non si riesce ad ottenerne la soppressione neanche dopo mesi ed istanze: per opinioni che possano essere anche scomode ma legittime in una nazione che della libertà di pensiero tratta direttamente nella Costituzione, questo moloch, che è FB decide che i contenuti non sono accettabili e li giudica non degni di essere espressi o condivisi e ci mette un nano secondo a “esiliare”. Tra l’altro considerando gli utenti dei poveri idioti incapaci di giudicare se certi contenuti siano o meno corretti, in una sorta di delirio di onnipotenza che autorizza ad operare al di là delle leggi dello Stato in cui è presente. Sarebbe ora che lo Stato, tutti gli stati si rendano conto che il diritto di esprimere opinioni non può e non deve essere demandato a privati cittadini privi di qualsiasi investitura elettiva: questi rappresentano solo loro stessi! L’ultimo esempio ce lo do l’ultimo segretario del PCI, Occhetto il quale esprime il suo giudizio sul popolo “Il popolo è una brutta bestia”. Naturalmente non poteva passare inosservata questa espressione di democrazia e Salvini l’ha colta al volo: ma il fiero Achille replica da par suo aggiungendo che in realtà lui voleva dire che “il popolo senza mediazioni è una brutta bestia” (???), Anzi “… ci sono le classi, ci sono i ceti intermedi, ci sono le associazioni, c’è la consapevolezza culturale” (!!!???). Cosa voleva dire forse non lo sa neanche lui ma “voce dal sen fuggita, poi richiamar non vale“ (copyright di Pietro Metastasio).

Elio Bitritto

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