“Nuova Mente”, di Filippo Salvatore

Con il patrocinio del Comune di Guglionesi (CB), paese dominante la Valle del Biferno, nella consorella regione Molise, nell’ambito delle manifestazioni culturali promosse per la stagione estiva 2019, il 5 settembre c’è stata la presentazione del volume “Nuovamente”, ultima raccolta poetica di Filippo Salvatore, professore emerito di Studi italiani alla “Concordia University” di Montreal , “figura di spicco della presenza italiana nel Canada francese e della letteratura italocanadese”.
Presenti nell’occasione, dinanzi ad un nutrito e assai attento pubblico in sala, l’editore Giuseppe Tagliente, la presentatrice Prof.ssa Ida Di Ianni, il conferenziere invitato Prof. Giovanni Dotoli dell’Università di Bari, il Sindaco, Avv. Mario Bellotti e l’assessore Michele D’Anselmo,  A. Aida Caruso, illustratrice del volume, unitamente ad altri amici ed estimatori del poeta e saggista, noto e rilevante nostro collaboratore.

In suo omaggio, riproponendoci di farlo ulteriormente per altre liriche raccolte nella nuova silloge, qui pubblichiamo di nuovo un componimento del 2014, ispirato a uno dei più sentiti temi del poeta. Di seguito diamo anche la recensione di allora del critico Giuseppe F. Pollutri, ritenuto dall’autore (prendendo a prestito il titolo di un saggio di U. Eco) uno dei suoi più attenti e sensibili … “lector in fabula”.

 

I
Presto sarò solo polvere
e grumo d’energia
et celle que j’aimais tant hier,
que j’ai adoré pendant des années,
seras, elle aussi, demain
poussière, pour toujours.
Pour toujours? Ah le temps
ennemi humain de la vie éternelle.

II
Come d’incanto lo spiraglio cresce
sempre più intenso nella mente
e provo, spillo attratto da calamita,
un’esplosione di gioia abbandonando
il mio corpo con l’ultimo sospiro.

III
E oceani e continenti percorro
del pianeta Terra, con un batter di ciglia,
e cavalco, auriga celeste, un lungo raggio
di luce gialla oltre la Via Lattea.

IV
Illuminato tra oscurità immense di spazi,
reso fotone da un risucchio immane,
mi trasformo in fonte di vita nuova
in un universo parallelo e per risorto,
inspiegabile amore, mi si squaderna
la misteriosa logica d’eternità nel cosmo.

V
Et toi aussi alors, mon amour,
tu ne seras plus simple poussière.

Filippo Salvatore
Guglionesi, 1 ottobre 2014

Poesia, salvifica per noi che l’amiamo
(quiquotidiano.it, 13/10/2014)

La composizione poetica Presto sarò solo polvere / e grumo d’energia di Filippo Salvatore, data senza titolo e dall’incipit andante e memorizzante, è di quelle scritture apparentemente all’impronta o di getto, ideate e formulate in una vacanza dell’impegno professionale e quotidiano, in un luogo dove si è ancora una volta presenti, riconosciuti e pur provvisori. Dove si sta come …in spirito, aggrappati alle proprie memorie, o a quelle riferite dai padri, pur nella consapevolezza di un tempo ineluttabilmente trascorso, e che porterà, per sé e per gli altri a noi prossimi, a sbocchi che destino dell’umana carne o di ogni cosa vuole, ma che l’animus, dal corpo suscitato e alimentato, non vorrebbe e per sua natura respinge. Cosicché, con la parola lirica (accade a lui come ad altri della sua natura poetica e specie letteraria) si tenta di contrastare …“le temps, ennemi humain de la vie éternelle”.  

Questa evocazione-esclamazione, esposta alla lettura in sequenziali lampi intellettivi e di sonora parola, di sussulti di sofferenza e di appigli salvifici, nella cultura è – a mio avviso – esemplare apòlogo della scrittura del nostro, corregionale per nascita. e per la vita cittadino del mondo.
Con tale lirica l’autore tenta di contrastare, quantomeno a livello psichico, ciò che ci accomuna e ci attende: il divenire o tornare ad essere polvere (… lui scrive “la poussière”, nella sua seconda lingua, quella del luogo della migrazione). Al tempo stesso, per una urgenza emozionale dettata in lui da una dialettica straziante seppur sicuramente dominata, racconta al proprio cuore, o a una “lei”, che col proprio “io” ha comunione e destino ( e parallelamente, non meno, ai lettori) di quanto e come lui aspiri ad essere “auriga celeste”, capace o destinato comunque ad attingere l’eternità. Per così negare o respingere l’ecclesiastico e medioevale, mortificante non solo per la carne: Memento homo quia pulvis es et in pulverem reverteris!

In tal modo Filippo Salvatore, ‘scienziato’ eidetico, poeta per capacità emozionale affidata alla e suscitata dalla parola (significante e non semplice flatus voci), tenta una sorta di ‘esorcismo’, che per quanto corporalmente effimero aiuta a vivere ancora con dignità, confortato che sia lo spirito, nella decadenza del corpo che s’invalida e poi perisce.

Con esso ci si ritiene salvati (o redenti!) nel sentirsi frammento, particella (una “stringa “ dice in altre sue scritture) e non ‘polvere’, nella “misteriosa logica d’eternità nel cosmo”.  Un affidarsi alla de consolatione cantica, venata di filosofia e del sentimento del tempo, di sè e degli altri uomini e cose, accomunati da una medesima origine e finale destino.

Giuseppe F. Pollutri

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