La Repubblica italiana è ancora una democrazia?

Aldo Moro nel 1976 parlava di compromesso storico e di convergenze parallele quando aprì a PCI. Ci rimise le penne.

Nel 2019 la metamorfosi di Giuseppe Conte, da ‘avvocato del popolo’ a Conte del Grillo, è un’operetta solipsistica, un becero esempio, ultimo in ordine di tempo, di trasformismo.

Il secondo Governo Conte, che muore e risorge come la fenice, cambiando semplicemente colore, da verde a fucsia o rosa, sancisce il ruolo di vassallo dell’Italia, pronta ad ubbidire gli ordini che arrivano da Bruxelles e da Washington.

La logica prevalsa è la stessa. La dimensione eversiva del M5S si è ridotta, con l’avallo di Grillo, ad un semplice turpiloquio, vaffan… o. E il resto del palcoscenico è occupato da mezze calzette, da comparse consenzienti, da sciacalli pronti a far di tutto per restare seduti, anzi appiccicati, al proprio scranno.

Benedetto, anzi maledetto, PARTICULARE, avrebbe detto F. Guicciardini, malattia inguaribile degli italiani. La Repubblica italiana è ancora una democrazia? No è’ una ‘DEMOCRATURA’ avrebbe risposto P. Matvejevic

F.S.

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