Michela di Fabio in “Images” – La traccia delle idee

 Immaginate non ci sia nessun paradiso
È facile se ci provate
Nessun inferno sotto di noi
Sopra di noi solo il cielo
Immaginate tutte le persone
che vivono solo per il presente

[…]
(da “Imagine” di John Lennon solista, 1971)

Inaspettatamente alla Mattioli, sala espositiva comunale di Vasto, con “Images” di Michela Di Fabio, in una singolare atmosfera-evento, opere di pittura in mostra, immerse in non casuali sonorità musicali e postazioni floreali che segnano un percorso, ci raccontano delle tante tracce immaginifiche e socialmente pervasive, che un essere umano decide di sedimentare su un supporto materico. “Queste immagini di Michela si presentano uguali impronte, indici o icone che rimandano ad un approfondimento in cui il tempo vissuto è sospeso tra realtà e dimensione metaforica”, leggiamo, a firma del Prof. Italo Besca, sul pieghevole informativo per i visitatori.

Raramente in provincia capita di prendere coscienza che, nell’epoca della riproducibilità delle figure sempre più ampia e tecnologicamente straordinaria, è pur sempre la mano dell’essere umano che in proprio immagina e traccia con segni, con grumi e stesure cromatiche, sentimenti e testimonianze (talora denunce) di ciò che nel popolato mondo accade e ci coinvolge. Ciò che ci porta a ri-affermare – dalle pitture rupestri in poi, ciascuno a suo modo, con i propri mezzi spazio-temporali – la magicità di un disegno, di un dipinto destinato a dare visività e indelebile traccia del percorso delle proprie idee e suggestioni, così come il proprio sentimento del tempo, nell’hinc et nunc e poi per sempre, rende possibile e magari gratificante alla vista e non solo.

I quadri della giovane artista, nativa di Termoli e oggi residente a Vasto, dove ha frequentato l’Istituto Statale d’Arte, appaiono a prima vista incupiti nelle tinte da un marcato segno di scrittura. Segni metaforici – come è stato annotato dal Besca,  ovvero capaci di esprimere o di suscitare altro e di più, anche se graficamente semplici e sommari, privi di ricercatezza formale, di collaudata tecnica mimetico-illustrativa. Le sue ‘figurazioni’, cui non mancano campiture e riflessi di pura cromaticità e di dorata luminescenza, costituiscono tutto un mondo da esplorare, realizzano un racconto non verbale sintatticamente complesso, da leggere in un percorso narrativo singolare, ma non a sé stante.

Ciascun quadro-racconto di Michela Di Fabio costituisce un capitolo o una pagina di un complessivo ‘romanzo’ della vita, privo del fatidico e rituale, ma forzosamente conclusivo “the end” filmico; ad uno sguardo ravvicinato si mostra articolato in una molteplicità di sovra stesure grafiche e cromatiche, destinate ad esporre, in flusso continuo e interdipendente, altre immagini, ulteriori, seppur minimali, ma non trascurabili significazioni. In tale e per tale singolare fruizione eidetica dell’opera, il ‘quadro’ non solo si chiarifica e si illumina di per sé, si rivela nelle sue stratificazioni d’opera, ma letteralmente si mostra, allo sguardo euristico di un visitatore attento e non frettoloso, in un dispiegarsi e in un divenire figurativo parallelo e coincidente a quello che l’artista ha compiuto nella sua volontà di comunicare una transeunte ma catartica idea e visione di una realtà fenomenica, singolarmente e non meno collettivamente sperimentata. Si evidenzia in esso un substrato telato, una trama e un ordito di segni e luci non soltanto immaginifico e spesso introspettivo dell’intimo: una composizione pittorica che diviene inevitabilmente una mimesi figurativa profonda di quel che il proprio tempo permette e per l’esistenza individuale, storica e culturale richiede. Per restare, per quanto c’è dato, nella memoria di chi verrà.

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Se posso, a spontanea quanto convinta promozione dell’artista e delle sue opere, qui aggiungo che “è” il caso di rendersi personalmente partecipi e testimoni di tale immaginifico ed esperienziale evento d’arte.
Il termine temporale ultimo è venerdì 6 settembre.

Giuseppe F. Pollutri

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