Giovanni Neri. Il mare e altre storie di pittura

 VastoVisitabile sino a domenica 4 agosto,
presso il Cortile della Chiesa del Carmine,
 è tuttora in corso l’esposizione di pittura del maestro informale bolognese Giovanni Neri.

“Ereditata in termini storici e stilistici dai Maestri dell’Arte Contemporanea, in Giovanni Neri la voglia del gesto pittorico innervato sulla materia appare istintiva, si direbbe innata, coscientemente maturata poi negli anni. Stesure pigmentali che nascono e poi si mostrano per improvvise accensioni, oggettivazioni hic et nunc di un’idea visiva e cromatica del proprio immediato vissuto. […] Se questo è vero, nel confrontarci con la produzione di Giovanni Neri oggi esposta a Vasto, occorre rilevare che nelle sue ‘figurazioni’ pittoriche si evidenzia una versatilità immaginifica che trae alimento dagli spazio-ambiente che lui ama e predilige. Nella sua ‘invenzione’ astratto-figurativa c’è l’habitat di natura in cui periodicamente dimora

Nel suo “landscape” mentale e pittorico c’è la presenza della terra friabile e accidentata dei calanchi, presenti nelle “terre incolte” della sua Valsamoggia. Con evidenza motivano il “dripping” mimetico e dialettico di Neri nel porre mano ai pigmenti cromatici, di volta in volta scelti e ‘gettati’, per dare visibilità conoscitiva e contemplativa ai suoi ri-quadri. In essi, la materia ha accostamenti improvvisi e istintivi, assume luci insospettate, dispiega la vita formale latente che il gesto e la mano dell’uomo d’arte rileva per sé e propone agli altri.

Nella sua ‘invenzione’ astratto-figurativa c’è l’habitat di natura in cui periodicamente dimora. Ci sono le vedute della campagna romana, osservata e fatta propria dove la natura associa l’orrido delle forre tufacee, della vegetazione spontanea a quella frutto di antropizzazione del suolo.

C’è in esso, soprattutto, al confine delle sue sabbie chiare, della scogliera intervallata da appartate calette ciottolose, l’incantevole mare di Vasto: una fluida distesa acquea talora agitata dal vento di maestro o dal caldo ‘garbino’, ma in genere, al riparo delle correnti da nord, pressoché lagunare, che spesso si con-fonde con il respiro del cielo soprastante e adiacente. Per il bolognese una scoperta di alcuni decenni fa, divenuta felice fonte d’ispirazione nell’età matura, prezioso elemento di luce, colore, emozione per sé e per la sua ispirata pittura. In tale sua produzione si configura il sempre valido modo di dare colore (e connesso valore semiotico, figurativo comunque) a una porzione di tela o altra superficie, per renderla frammento visivo godibile all’intelletto e alla vista.”

G. F. Pollutri in “Giovanni Neri: la materia, il colore, la mano, l’emozione”.

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

 

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: