La parabola del Buon Samaritano

Ho avuto modo di ascoltare domenica scorsa in San Giuseppe la Parabola del Buon Samaritano dal Vangelo di Luca e sono andato a rivedermi la stessa parabola illustrata da Bergoglio all’Angelus: in realtà è uno degli insegnamenti di Gesù più noto che rimane impresso dai tempi delle prime lezioni di catechismo. Sono stato colpito da quella parte, l’ultima, che da tempo immemore non ricordavo più o che forse non avevo mai ascoltato. In pratica nella Parabola si rileva come sia un sacerdote, uomo di Dio, sia un levita, uomo di legge, nel vedere un viaggiatore aggredito, derubato e ferito passano oltre mentre un Samaritano anche lui in viaggio …passandogli accanto lo vide e ne ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi caricatolo sopra il suo giumento, lo portò ad una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente estrasse due denari e li diede all’albergatore dicendo “Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più te lo rifonderò al mio ritorno”. Ho citato questa parabola  che fa riferimento all’aiuto al prossimo perché l’ultima parte io non la ricordavo e evidentemente non la ricordava neanche Bergoglio: me ne sono reso conto ascoltando le parole dell’officiante. La parabola, insegna a riconoscere e ad amare il prossimo e può essere presa a paradigma del soccorso agli immigrati clandestini. In pratica il “soccorso” non si esaurisce con la somministrazione del primo aiuto e delle prime cure, ma continua anche … dopo: in pratica non basta che una Carola qualsiasi raccolga dei finti naufraghi ma se ne prende cura fino a quando questi stanno bene e sono in grado di badare a loro stessi, non si esaurisce con l’aspetto più “facile” e spettacolare, perché il soccorso vero è quello successivo, è quello del “soccorritore” che affida ad una struttura  (albergatore allora, centri di raccolta oggi) la cura ed il sostentamento di chi viene soccorso (e aggiungo chi viene soccorso per un naufragio, non chi viene raccolto come per una chiamata di taxi). Ecco, Bergoglio non si interessa del “dopo”, esattamente come Carola: e la dimostrazione è quella che fa riferimento agli eritrei sbarcati dalla Diciotti, “accolti” con il solito clamore delle folle “umane” di sinistra e spariti dopo due giorni e diretti verso destinazioni a noi sconosciute. E l’episodio della Diciotti fa il paio con la rottura dei sigilli da parte del cardinale Krajevski teso a ripristinare la corrente elettrica nell’immobile occupato da 450 persone in via Santa Croce in Gerusalemme il cui costo aveva raggiunto la bella cifra di 300.000 euro e non sappiamo se siano stati pagati e, se si, quando e da chi.  Questo NON è amare il prossimo, è semplicemente imporre allo Stato italiano un obbligo che avrebbe dovuto assolvere la Carola o lo stesso PD, o il Vaticano che ne hanno avallato ogni azione, compresa quella dello speronamento della motovedetta.

Elio Bitritto

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