Europa?

Non vi affannate a dare risposte al titolo: è una domanda retorica che evidenzia una volta di più il grado di “unione” di questa astratta entità che viene esaltata come la panacea di tutti i mali, quelli che ne hanno fatto un sanguinoso campo di battaglia grazie alla Germania. Ancora una volta è l’Europa il campo di battaglia: una battaglia combattuta con metodi diversi ma sempre dominata dalla Germania che ha capito, dopo qualche milione di morti, che, per la terza guerra “europea”, era opportuno allearsi con qualche altro Paese. E quale Paese meglio della Francia, sua eterna e perdente rivale? e in aggiunta magari qualche alleato di seconda mano “pagato” profumatamente per dire JA? Ed infatti ecco che subito si accodano il Lussemburgo, l’Olanda, Gran Bretagna, l’Irlanda, Malta … per fare cosa? Ma per dire “si” alle politiche economiche della Germania in cambio della possibilità di avere e conservare un regime fiscale che attrae gli investimenti esteri. Ed ecco che tra i più intransigenti fans della Germania troviamo proprio questi tre Paesi e la Francia che, anche se non direttamente, conserva una sua autonomia colonialista con il “Franco Coloniale”. Allora vedete che anche la Spagna si sta allineando su certe posizioni filo germaniche, mentre la grande esclusa è proprio quella nostra Italia che fa paura per le sue capacità nonostante la corruzione, nonostante un sistema giustizia che sta mostrando i suoi limiti, anzi, i suoi “non limiti” visto che influenza la politica ed ora anche la società come dimostra il caso di Bibbiano. Tornando ai regimi fiscali uno studio del presidente dell’Antitrust Roberto Rustichelli rivela che la concorrenza fiscale tra i diversi Paesi europei “oltre a minare la fiducia nel mercato unico” penalizza in particolare l’Italia con un danno stimato di 8 miliardi l’anno. Sempre in nome del … “mito”: “in pratica – prosegue Rustichelli – di questa concorrenza fiscale beneficiano le più astute multinazionali e pone le imprese italiane, soprattutto le piccole e medie, in una situazione di grave disagio competitivo”. E basterebbe pensare alla FCA che va a depositare i suoi soldi in Olanda! Ma perché si continua a tollerare questa diversità? Per il semplice motivo che le  nazioni su citate ci guadagnano, la Germania rafforza la sua posizione dominante di tipo coloniale, soprattutto continua a sforare un surplus commerciale che è un po’ l’opposto del famoso 3%: non si può fare ma la Germania lo fa “perché io sono io e voi non siete un …”. L’Italia attira investimenti esteri diretti pari al 19% del Pil. Il minuscolo Lussemburgo (appena 600 mila residenti), pari ad oltre il 5.760%, l’Olanda al 535% e l’Irlanda al 311%. “Valori così elevati non trovano spiegazione nei fondamentali economici di tali Paesi, ma sono in larga parte riconducibili alla presenza di società veicolo”. E come se non bastasse, ad avvalorare questa tesi, anzi constatazione, proprio uno studio del ministero delle Finanze olandese – citato nella Relazione – dimostra che i soli flussi finanziari (dividendi, interessi e royalties), che attraversano le società di comodo olandesi ammontano a 199 miliardi di euro (il 27% del Pil).

Europa? ma mi faccia il piacere!

Elio Bitritto

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