Le specie protette

Non vi illudete: non parlerò degli orsi polari, del Fratino o della foca monaca (che potrebbe essere oggetto di maggior attenzione da parte di Bergoglio e soci vista la crisi delle vocazioni). Parlerò, in tono irriverente delle due emergenze sociali che preoccupano tanto i  nostri cari “compagni”, al punto da invocare, sempre attraverso i buoni uffici di Bergoglio, la protezione di qualcuno che “tutto muove”. Ed ancora sbagliate se pensare che mi riferisca agli sbarchi, ai clandestini, a certe sentenze per lo meno discutibili: ne abbiamo letto e detto abbondantemente per cui, una pausa di riflessione si rende necessaria anche se torneremo ancora sull’argomento. Mi riferisco dunque, visto che mi accorgo che state fremendo dalla curiosità, al problema di quel variopinto mondo di “diversi”, quelli che si identificano in una scelta sessuale diversa da quella naturale, tutti raggruppati in una sigla che acquisisce sempre nuove ed originali forme di diversità e che è passata da una semplice individuazione in gay e lesbiche, ad una più articolata rappresentazione che ha due caratteristiche: la prima è che non amano il sesso tradizionale, la seconda è che si sentono discriminati, come le donne. Tornado all’aspetto “sessuale” francamente non me ne può fregar di meno la scelta che a letto o in camporella ciascuno di noi fa quello, anche se io “tifo”, oserei dire, per il metodo naturale (con la speranza che qualche bel tomo alla “cirinnà” non mi quereli per un qualsiasi motivo tanto un giudice a berlino lo trovano sempre). Un’altra caratteristica, in linea con la fondamentale caratteristica della “diversità”, è l’evoluzione di quel mondo: tanto per chiarire si è passati da gay e lesbica (anche se la cirinnà preferisce usare un termine più “rude”, FROCIO) a lgbt, a lgbtq a lgbtqia a lgbtqiapk in un crescendo di variazioni sul tema che neanche le sigle sindacali sovietiche. Ebbene, questo popolo di persone con orientamenti sessuali “diversi” è combattuto (era inevitabile) tra l’essere orgoglioso di quel che è o che vorrebbe essere e la necessità di essere tutelato. Si passa dunque dall’orgoglio gay (anche se suona meglio gay pride che fa tanto chic) alla invocazione di sempre maggiori leggi (addirittura!) a tutela della loro sessualità perché non vogliono essere discriminati o insultati. In pratica l’insulto ad un gay comporta una aggravante e non si capisce perché dato che si considerano persone assolutamente uguali a tutte le altre per cui questa maggiore protezione ne fa una specie protetta, a discapito ella maggioranza (per lo meno finora). Un po’ come accade con le donne per le quali si è coniata l’espressione “quote rosa” che suona alquanto … discriminante soprattutto se si pensi al fatto che le donne sono in Italia e nel mondo in maggior numero degli uomini per cui riservare un terzo dei “posti” alle donne è una vera e propria discriminante. Ma a questi particolari le quote rosa Boldrini e Cirinnà non pensano perché hanno una posizione ideologica che è oggettivamente limitata da una ridotta capacità di sintesi: ma tant’è e se queste sono il meglio che le donne possono rappresentare qualche riflessione proprio le donne dovrebbero cominciare a farsela. Tornado a quel mondo che si autodefinisce arcobaleno ed orgoglioso di essere tale mi chiedo da dove derivi questo orgoglio. Ma forse è ora che se lo chiedano pure loro: vuoi vedere che magari si accorgono che anche i tradizionali eterosessuali sono “orgogliosi” di essere tali e  quindi sarebbe giusto auspicare che nasca presto una Cirinnà su misura visto che questo lgbtqiapk sta dilagando e fra poco la minoranza sarà capovolta.?

Elio Bitritto

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