La rabbia e il bergoglio

Non me ne voglia Oriana Fallaci se in qualche modo mutuo il suo titolo forse più famoso “La rabbia e l’orgoglio” ma volevo evidenziare l’incredibile scelta di Jorge Bergoglio (mi rifiuto di definirlo ancora Papa) di schierarsi in maniera evidente  per l’accoglienza senza se e senza ma (per usare un’espressione tanto cara alle sinistre). “Il mio pensiero va agli ultimi che ogni giorno gridano al Signore, chiedendo di essere liberati dai mali che li affliggono”. Come si fa a non condividere questo pensiero? Il fatto è che, preso da incontenibile passione, aggiunge “Sono gli ultimi, ingannati ed abbandonati a morire nel deserto, sono gli ultimi torturati, abusati e violentati nei campi di detenzione ,… sono solo alcuni degli ultimi  che Gesù ci chiede di amare e rialzare”. Ecco allora che altri ammalati, vecchi, poveri e poverissimi, sfruttati, violentati, costretti a frugare nella spazzatura, a dormire sotto i ponti o in macchina se meno sfortunati, non esistono: eppure sono lì, più vicini di quelli che vengono dall’altra parte del Mediterraneo, sono talmente vicini che non li vede dall’alto del suo lungimirante sguardo. “Accoglienza ad ogni costo”; le ONG? Umane; Karolina? eroica. E prosegue nella sua omelia che diventa un anatema “sono persone, non sono semplicemente migranti”, sempre attento a non lasciarsi sfuggire la parola giusta “clandestini”! Ma un risultato questo tipo lo ha certamente raggiunto: crisi totale della Chiesa, crisi delle vocazioni, Chiese semivuote, numero di cattolici diminuito di un sostanzioso 7,7%, tutti aspetti che, al sicuro tra le mura più alte e impenetrabili d’Italia (anzi le uniche mura e direi MURI), questo signore e la sua gerarchia non conoscono, anche perché troppi preti pavidi ne assecondano l’omertà. Il sospetto è che dietro a questa presa di posizione del clero ci sia il risentimento, la “vendetta” per la perdita del business degli aiuti di stato elargiti a cooperative ed associazioni spesso dedite più al proprio tornaconto che all’assistenza: al punto che un altro gesuita (ed è tutto dire), padre Sorge, già amico personale e guida di quel tale Leoluca Orlando sindaco di Palermo, se ne esce con una dichiarazione che svela il paradosso di accuse che vanno al di là di qualsiasi razionale oggettività “Come le leggi razziali promulgate dal regime fascista nel 1938 furono accolte, anche nella Chiesa, da un clima di indifferenza collettiva salvo poi anni dopo tutti prenderne le distanze, così anche il Sicurezza bis e questa politica di chiusura apprezzati da una parte del Paese e da alcuni credenti, mostreranno in futuro la propria disumanità”. Ecco il tema ricorrente “fascismo” più o meno latente o evidente. Più avanti Sorge aggiunge “… la furbizia di Salvini  è di assolutizzare la paura della gente che il Paese venga invaso, a discapito del fatto che nel complesso si tratta di misure disumane”. Ecco dunque i tre temi su cui questi gesuiti puntano: fascismo, disumanità, poveri. Anche se poi gli stessi gesuiti ignorano cinque milioni di poveri sotto il naso, ignorano la drastica diminuzione di morti nel Mediterraneo, ignorano i traffici e le violenze nelle strutture amministrate da associazioni di delinquenti, ignorano lo sfruttamento indegno di migliaia di clandestini nelle campagne meridionali ed ora anche in quelle settentrionali! Ecco, semplicemente “ignorano” ma non perché non sanno: ignorano perché così a loro conviene, ignorano perché sono egoisti, ignorano perché non sono cattolici, ignorano perché distinguono i poveri dai poveri, ignorano perché non conoscono per non averla frequentata, l’ECUMENE, la comunità dei fedeli. SemplicemeNte IGNORANO!

Elio Bitritto

 

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