La favola delle migrazioni

Dopo un periodo di stasi sembra sia tornata di moda la storia delle “migrazioni ci sono sempre state”, “gli italiani sono stati tra i protagonisti delle migrazioni”, “dall’Africa l’essere umano si è diffuso in tutto il mondo”, e via di seguito. Certo, è tutto vero, non si tratta di una “favola”, ma di una interpretazione del fenomeno, certo legittima ma carente nelle conclusioni che inducono a concludere che il fenomeno è inevitabile e non ci si può opporre. Ma c’è un aspetto che, non so quanto consapevolmente, viene completamente ignorato o, quanto meno, sottovalutato: quando si parla di flussi migratori come fenomeno diffuso nel tempo e nello spazio si dimentica di sottolineare che si parla di una umanità dai piccoli numeri, una umanità che dal 1.800 si è accresciuta notevolmente per cui si è passati da un miliardo di individui presenti sulla Terra i due miliardi del 1.927, ai tre del 1.960, ai 4 del 1.974 … ai sette miliardi del 2.011 con un incremento che da aritmetico diventerà geometrico. C’è poi un altro aspetto, anche questo volutamente o inconsapevolmente ignorato: si era in presenza di Paesi come gli Stati Uniti, il Canada, il Brasile, l’Argentina, la stessa Australia, dotati di spazi e di risorse minerarie che era necessario utilizzare: in  pratica questi, ma anche altri stati, sia pure in misura minore, avevano bisogno di “colonizzare” i propri territori. Ma oggi tutti questi Paesi non applicano più la stessa politica che favoriva gli ingressi: a riprova basta verificare le politiche di accoglienza di quegli stessi Paesi, in primis l’Australia. Addirittura se ti presenti come turista, ti chiedono per prima cosa quanti soldi hai, dove alloggerai, quali sono le mete del tuo viaggio, quando ripartirai, ecc. Oggi la domanda che i sostenitori dell’immigrazione senza se e senza ma dovrebbero per prima cosa porsi è “l’Italia, per le sue condizioni economiche e sociali è in grado di ospitare persone che non sanno far nulla (e spesso che “non vogliono far nulla”)? Tutti poi ad indicare l’Europa solidale che tanto solidale non è soprattutto perché, secondo alcune “teste pensanti” quando in Europa si parla di migrazioni Salvini non c’è: mi chiedo se la presenza di Salvini di fronte ad una coalizione di egoisti serva a qualcosa. Basti vedere quale è l’atteggiamento dell’Europa solidale quando favorisce l’importazione senza dazio dell’olio tunisino o del riso vietnamita: non glie ne frega niente. Per tornare al tema immigrazione c’è un presidente della Repubblica che, in nome della passata “grandeur”, definisce “vomitevoli” le prese di posizione italiane a proposito delle migrazioni e che tifa per Karolina che comunque ha infranto la legge: ebbene questo individuo nello stesso tempo manda in galera una attivista italiana che aveva aiutato un gruppo di otto clandestini ad attraversare la frontiera: una frontiera che si può attraversare in nome della “umanità” se riguarda l’Italia ma che non si può attraversare se la frontiera è francese. Ebbene di questa Europa solidale non sappiamo che farcene: anzi dico di più, dovremmo chiedere i danni morali e materiali per non aver realizzato il sogno dei padri dell’Europa e poi andarcene.

Elio Bitritto

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