Vasto. Finalmente riapre il Museo del Costume

Finalmente riapre il Museo del Costume a Palazzo d’Avalos, finalmente dopo qualche anno di oblio dovuto a problemi di carattere tecnico e logistico, complici i soliti eterni problemi finanziari che attanagliano enti ed istituzioni varie.

È opportuno ricordare brevemente la Storia di questo Museo, nato così, un po’ per caso, dalla passione, inizialmente di due socie fondatrici, Italia Stramenga ed Elia La Palombara, subito affiancate da altre due socie fondatrici, Francesca Cristallo e Maria Pia D’Ugo e, poco alla volta, da tutte le socie ed i soci di questo Club. La ricerca e la raccolta di abiti e accessori  vari è stata abbastanza rapida, sia per la passione che le nostre socie hanno messo in campo, sia per il progetto che vedeva, come in ogni Museo, rivivere brandelli di Storia della propria famiglia, di un’epoca il cui ricordo, senza iniziative come questa, si andava lentamente spegnendo.

Dicevo l’attivismo e le relazioni delle signore con famiglie nobili di Vasto e del  Vastese aveva permesso la raccolta di un notevole patrimonio di abiti e si rendeva necessario trovar loro una sistemazione. In quel momento si sono combinate diverse circostanze favorevoli: l’interessamento del Distretto Azzurro con il Governatore Agostino Felicetti, la nascita della Fondazione con il PDG Massimo Olivelli, la disponibilità della Amministrazione Comunale con il sindaco Giuseppe Tagliente. In poco tempo, grazie alla loro competenza ed al restauro appena portato a termine di una parte delle sale di Palazzo d’Avalos, l’Amministrazione mise queste a disposizione: si trattava ora di allestire un Museo, compito al quale nessuna delle signore era ovviamente preparata: mentre l’aspetto giuridico veniva affrontato e risolto attraverso l’istituto del “Comodato d’Uso”, l’aspetto allestimento dovette seguire soprattutto le “sensazioni” estetiche ed architettoniche delle quattro signore che, dopo sistemazioni, cambiamenti, ripensamenti, spostamenti vari assunse la sua forma definitiva. Al di là delle difficoltà oggettive per allestire un Museo, la cosa più difficile fu rappresentata, non appaia strano, dai manichini. Intanto la difficoltà di cercarne in numero adeguato per cui siamo andati in giro per negozi, boutique, amici, addirittura fino a San Benedetto del Tronto:  anzi, durante uno di questi viaggi fummo fermati dalla stradale per un normale controllo e ci fu molto difficile convincere gli agenti di una provenienza lecita dei manichini alcuni dei quali regolarmente pagati ed altri regalati per cui non esistevano “pezze d’appoggio”; l’altra difficoltà fu rappresentata dalle dimensioni perché le signore ed i signori dell’epoca erano piuttosto minuti e i vitini degli abiti femminili mal si adattavano alle maggiori dimensioni dei modelli odierni. Lavoro certosino brillantemente risolto infine con la buona volontà delle suddette signore e con la straordinaria capacità organizzativa di Giuliana Tosone, architetto prestato alla coreografia, alla rielaborazione di costumi d’epoca, alla riproposizione di eventi storici, oltre che figlia di Luciano Tosone, primo “Melvin  Jones” nella Storia del nostro Club.

Comunque, in una corsa contro il tempo il Museo è pronto ed il sei gennaio del 2.000 viene ufficialmente inaugurato con una cerimonia che si tenne esattamente in questo Salone: da allora molta gente è passata a visitare il Museo e molta gente contiamo possa venire a visitarlo anche perché abbiamo ancora molto materiale da esporre (e ci farebbe comodo un’altra sala) e non è facile sostituire un abito con un altro anche perché la scenografia elaborata in queste tre settimane dalle signore (noi maschietti avevamo una funzione piuttosto muscolare) verrebbe stravolta da abiti che poco avrebbero a che fare con l’ambientazione proposta.

Oggi riapre il Museo del Costume ed un ringraziamento è d’obbligo alla Amministrazione Comunale, alla Fondazione, soprattutto alle signore che hanno collaborato alla risistemazione e non posso non ringraziare, in particolare, l’architetto Maria Pia D’Ugo, Anna Cecere, Alessia Marcello, Danila Nardizzi e, ancora una volta Giuliana Tosone che ha messo a disposizione le sue competenze e, in occasione della riapertura, l’abito da sposa di Vittoria Colonna che viene utilizzato per la celebrazione di questo avvenimento in Ischia il 27 dicembre di ogni anno in uno spettacolare corteo.

Elio Bitritto

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