Vuoi vedere che divento marxista?

180 grandi manager indicano l’aborto libero necessario per la salute, l’indipendenza e la stabilità economica dei propri dipendenti! Siamo alla riproposizione dello sfruttamento della vecchia classe operaia, il proletariato sfruttato, con la differenza, rispetto al vecchio e superato marxismo, che stavolta anche i cosiddetti “progressisti” la sinistra in generale, è d’accordo in una saldatura fino a ieri impensabile. Cosa sta accadendo? Questi 180 alti ed altissimi manager, vedono nell’aborto libero un attentato all’eguaglianza (leggi aborto !!!). Partono i suddetti da un concetto più che condivisibile “Quando tutti hanno la possibilità di avere successo nelle nostre aziende, le nostre comunità e la nostra economia sono migliori”. Assolutamente vero! Ma cosa c’azzecca con l’aborto? E qui il pensiero di questa gentaglia si concretizza: secondo costoro, limitare l’aborto fa venir meno “l’indipendenza” dei dipendenti, la loro capacità di “avere successo”, addirittura la loro “stabilità economica”. In pratica quello che non dicono è la vera sostanza della loro campagna abortista: se un dipendente, soprattutto, se UNA dipendente ha la disavventura di avere  un figlio, parte del suo tempo non potrà essere dedicato alla azienda, quindi meno dedizione alla azienda meno business: il tutto mascherato con il miraggio del poter avere successo e scalarne i vertici. In pratica uno sfruttamento non solo materiale (totale dedizione al lavoro), ma soprattutto affettiva perché i figli sono per questi “delinquenti egoisti” un impedimento. Di qui almeno due corollari: società di omosessuali (con tutte le loro varianti) in cui il ricambio della specie si fa attraverso l’utero in affitto, nei Paesi  sottosviluppati; l’altro aspetto pone, o porrebbe un interrogativo che probabilmente gli “delinquenti egoisti” non si sono posti: come la mettiamo con le politiche di accoglienza in cui uno dei cardini è il decremento delle nascite? In pratica il massimo dello sfruttamento ed il massimo del risparmio perché certamente più costoso, più oneroso per le loro aziende  sarebbe un orario lavorativo più aderente alle necessità di una famiglia, un supporto alla maternità attraverso asili nido aziendali, stipendi più adeguati. Insomma la filosofia che sottintende a questa campagna abortista, di là dal garantire la sicurezza del lavoro, la salubrità del posto di lavoro, la possibilità di soddisfare la personalità di un esser umano anche dal punto di vista affettivo, è lo sfruttamento totale del lavoro, altro che lo sfruttamento del proletariato ai tempi di Carletto. In sintesi i manager non hanno neanche il pudore di usare un linguaggio meno cinico “questo è contrario ai nostri valori” (il business), “danneggia l’economia” (la loro) più esattamente “It is bad for business”: in pratica da una parte una vera e propria “casta” di dirigenti totalmente padroni della propria vita e privi di obblighi esterni al loro percorso di formazione e professione. Le grandi corporations vogliono l’aborto libero perché hanno bisogno di schiavi del lavoro. Insomma, il “CEO capitalism” occidentale desidera che le società si dotino della libertà di manipolazione biopolitica funzionale a ri-articolarsi  secondo un dualismo tra una vera e propria “casta” di dirigenti totalmente padroni della propria vita e privi di obblighi esterni al loro percorso di formazione e professione – quasi una rinnovata aristocrazia dei “guardiani” come quella immaginata da Platone nella “Repubblica”, ma sul piano economico – e,  dall’altra una classe subalterna di lavoratori strutturalmente precari, esentati dai legami familiari per essere meglio assoggettati alle sempre mutevoli esigenze dei mercati e delle aziende globali.

Per dirla con Gilbert Keith Chesterton i dipendenti devono essere “abbastanza forti da poter compiere il proprio lavoro, ma abbastanza deboli da doverlo fare”.

Dipendenti di tutto il mondo unitevi!

Elio Bitritto

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: