Guerra tra poveri

Il Foglio e la maggior parte dei mezzi di comunicazione italiani fanno quotidianamente predicozzi moralistici ed invitano l’opinione pubblica italiana a mostrarsi aperta e generosa verso i migranti. È un messaggio che NON passa. Il divario tra l’atteggiamento dei radical chic, fautori del pensiero politicamente corretto, e la stragrande maggioranza degli italiani si sta allargando, come mostra il sostegno crescente alla Lega. Il senso di colpa non viene recepito da chi, come milioni di italiani, NON ha il pane quotidiano assicurato. La solidarietà, la generosità, l’amore del prossimo, l’accettazione della diversità e dell’alterità NON hanno eco quando si ha a che fare con la lotta per la sopravvivenza. Ed in Italia al giorno d’oggi c’è TANTA povertà e tanti si battono per sopravvivere
Sì all’immigrazione LEGALE, come si fa in altri paesi civili.
L’Italia NON può farsi ricettacolo dell’esplosione demografica dell’Africa sub-sahariana e delle sue faide intertribali e interreligiose. Le migrazioni illegali sono la versione contemporanea della tratta degli schiavi in mano a delinquenti senza scrupoli.
Se n’è reso conto il magistrato catanese che ha indagato sul fenomeno. Ma ha toccato un nervo sensibile e c’è chi vuole farlo punire dal Consiglio Superiore della Magistratura! Semplicemente assurdo.
È ormai innegabile: c’è tanta gente, in combutta con il crimine organizzato, che lucra sulle migrazioni illegali. Ma il fenomeno viene presentato come espressione di generosità e/o fratellanza cristiana.
La saggezza ed il buon senso sono sempre perseguitati da chi si affida, per rendere giustizia, al comma del comma del comma.
Un consiglio: obbligo per il direttivo del CSM a rileggersi Dei Difetti della Giurisprudenza di L. A. Muratori e Dei Delitti e Delle Pene di C. Beccaria e Scienza della Legislazione di Gaetano Filangieri.
E soprattutto obbligo a superare un nuovo esame di competenza, senza eccezioni, per i prelati della Chiesa cattolica italiana dopo la lettura del De Monarchia di Dante e del Triregno di Pietro Giannone.

Filippo Salvatore

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