I mini bot tra mito e mistificazione

Intanto cercherò di chiarire cosa sono i “mini bot”: si tratta essenzialmente di Bot di piccolo taglio da 5 a 10, 20, 50 e 100 euro e costituiscono un espediente per uscire dall’euro in maniera ordinata; questi verrebbero stampati fisicamente come fossero banconote reali, senza tasso di interesse e scadenza per essere utilizzati per qualsiasi bene o servizio legato allo stato (tasse, benzina, biglietti treni). Due le osservazioni contrarie da parte dei “competenti” la prima è quella che rappresenterebbero il primo passo per uscire dall’euro ed il secondo che si tratterebbe della stessa carta moneta usata per il gioco del Monopoli quindi sostanzialmente una truffa. Partiamo dalla prima, “il primo passo per uscire dall’euro”. Embé? A parte la Gran Bretagna che sta uscendo dall’euro ci sono anche Bulgaria, Croazia, Danimarca, Lituania, Polonia, Repubblica Ceca, Romania, Svezia  e Ungheria, cioè ben 10 Paesi e non mi pare che la cosa crei scandalo. Si aggiunga anche il fatto che in questi Paesi la disoccupazione è inferiore a quella media europea e che la crescita economica sia costante: se ne deduce che è possibile vivere (ed anche bene) senza l’euro. E se poi l’Italia uscisse dalla zona Euro cosa può interessare alla Commissione europea?  L’altra opposizione dei “competenti” è che si tratta di una moneta virtuale, esattamente come quella del Monopoli, destinata ad aumentare il debito: intanto non si sa come e perché dovrebbe aumentare il debito, soprattutto non si capisce perché sia lecito continuare a ritardare i pagamenti dello Stato alle imprese che hanno avuto la malaugurata idea di fornire beni e servizi in cambio di fallimenti e suicidi a causa di uno Stato che ha fatto del mercanteggiare un vero e proprio suk. Ma la cosa che dà da pensare è l’atteggiamento di netta chiusura dell’opposizione di sinistra (che ha votato la proposta salvo dire che aveva capito male…! – sempre i competenti). Cito virgolettando perché sia chiaro a tutti alcune dichiarazioni di esponenti politici “dieci miliardi di titoli di Stato per cinque anni per pagare i debiti della Pubblica Amministrazione. È un impegno che ci prendiamo perché ci sono un sacco di piccole e medie imprese che perdono lavoro ed uno dei problemi fondamentali è la liquidità. La pubblica amministrazione non paga e bisogna trovare risorse” (copyright Pierluigi Bersani). Finisce qui? No! Sempre Bersani “È  una proposta  ragionevole, sostenibile e darebbe ossigeno alle piccole e medie impresa”. Altra piccola perla? “Pagare immediatamente tutti i 48 miliardi di debiti entro il 2013 così si immetterebbe liquidità nell’economia” (copyright Marcella Panucci – Direttore generale di Confindustria). Ancora “Non si vede un impatto sul disavanzo secondo i principi contabili Eurostat…”! (copyright altro Direttore di Confindustria e candidato del PD). Novembre 2011, il ministro per lo sviluppo economico Corrado Passera propose di pagare i debiti della pubblica amministrazione con titoli di Stato per l’ammontare di 80 miliardi di euro. Altre entusiastiche adesioni? Emma Marcegaglia (“proposta giusta e pienamente condivisibile” e così per Confcommercio, Rete imprese Italia, Lega  COOP, Ministro del Lavoro Giuliano Poletti. C’è bisogno di altre citazioni di altre testimonianze per capire quanto siano disoneste certe affermazioni? Il fatto è che questa gente non solo mente, sa di mentire e riesce pure a non vergognarsi di quello che dice.

Elio Bitritto

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