Come Salvini ha conquistato gli italiani. In barba ai suoi detrattori

‘Come ha fatto Salvini a conquistare l’Italia’ è una rassegna critica apparsa su Il Foglio (il 3 giugno 2019) di opinioni dei maggiori esponenti del pensiero ‘anti Salvini di oggi.

Riusciranno i mezzi d’informazione italiani, una volta scoperto il segreto dell’ascesa politica di Matteo Salvini, a moderare i toni, ad essere meno apodittici nelle loro critiche, meno politicamente corretti?

Dovrebbero, a mio parere, farlo e rendersi conto che la riscoperta dell’identità d’appartenenza nazionale, pietra angolare del salvinismo, non è un difetto, ma una virtù, anzi una necessità in un mondo che ha visto la caduta della legittimità del mondialismo e del liberismo economico.

Il patriottismo, da distinguere dall’ottuso nazionalismo, è la vera base su cui si costruisce un Paese.  È quello che Matteo Salvini ripete ed è quello che gli italiani vogliono farsi dire. Discorso opposto fanno invece le élites e la sinistra fucsia che difendono valori universali, ma sentiti distanti, rivendicati da vari gruppi minoritari organizzati. Nel mondo multi-polare di oggi la logica seguita e perseguita dai mezzi d’informazione è ancora ancorata ad un nostalgico bipolarismo. L’Unione Europea, un gigante economico, svolge un ruolo politico da lillipuziano, perché a livello internazionale, le leve del potere sono ancora quelle emerse alla fine della seconda guerra mondiale. La Francia di Macron fa finta di essere pro-europeista, ma persegue obiettivi nazionalistici che hanno creato in gran parte ‘la questione migranti africani’.

Dal punto di vista degli egoismi nazionalistici, la Germania non è da meno, e tali sono stati i britannici in campo della gestione della ricchezza virtuale nella City.

Contano quindi i singoli stati, protetti però dall’ombrello militare americano. Ed è per questo che l’UE viene giustamente vista come una burocrazia lontana e l’euro come una moneta senza Stato, gestita da privati tramite la Banca Centrale Europea, e che contribuisce a creare precarietà nei paesi più poveri.

L’Italia avrebbe potuto svolgere un ruolo significativo, durante la ricostruzione post-bellica, ma era un paese da distruggere ed umiliare da parte di chi aveva vinto la seconda guerra mondiale.

La creazione dell’Unione Europea e l’entrata dell’Italia nell’euro si sono rivelati i mezzi per rimettere l’Italia al suo posto. La caduta delle ideologie e del muro di Berlino ha permesso la riunificazione della Germania e la sua ascesa a paese europeo egemone. Le privatizzazioni e l’europeismo sono stati presentati dalle classi dirigenti come un eden di pace e di prosperità. A questa visione vanno legati i nomi di Andreatta, Ciampi, Amato, Prodi, Monti, Renzi, Napolitano.

Il M5S e la Lega sono le forze politiche che in Italia stanno sottolineando il fiasco delle politiche ‘europeistiche’ prevalse negli ultimi trent’anni. Restano fedeli al sogno dell’Europa unita i vari gruppi di potere, ma non il popolo italiano. Questioni come l’immigrazione illegale, la delocalizzazione delle fabbriche, libero scambio di prodotti alimentari, vengono percepiti per quello che sono veramente, dei problemi.

Salvini ha saputo fare due cose semplici, ma fondamentali. Ha reso la Lega Nord da movimento secessionista, un vero partito nazionale che si rivolge e difende gli interessi di 60 milioni di italiani; ha saputo ridare l’orgoglio di appartenenza a milioni di persone lasciate da parte da una sinistra sempre di più connivente con il grande capitale.

La Lega ha rivendicato inoltre senza vergogna le radici cristiane dell’Italia opponendosi ad una forma acritica di multiculturalismo. Lo slogan ‘prima gli italiani’ suggella la sua visione di fondo.

Riuscirà la Lega di Salvini a restare un partito che metterà radici e durare?

Certo, a mio avviso, perché è l’espressione di una destra che non può piacere, ma che tocca da vicino le corde sensibili di gran parte del popolo italiano.

La Lega durerà anche perché ha una causa fondamentale a livello europeo da difendere: restituire agli italiani la propria dignità di grande Paese che ha le carte in regola nel corso di questo secolo per contare. Per la sua posizione strategica al centro del Mediterraneo l’Italia sarà chiamata a svolgere un ruolo da protagonista, all’interno dell’UE, se possibile o al di fuori di essa, se necessario.

Filippo Salvatore

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