In nome del popolo italiano

La magistratura giudica o dovrebbe giudicare in nome del popolo italiano ma, a quanto pare, del popolo italiano, delle sue scelte non tiene alcun conto. La dimostrazione più recente è data dalla decisione della Guardia di Finanza di recarsi sulla nave Sea Watch, sequestrarla e, conseguentemente, autorizzare l’attracco a Lampedusa ed lo sbarco dei clandestini: appare poco probabile che si sia trattato di una iniziativa delle Fiamme Gialle perché non ne hanno l’autorità mentre sembra più probabile che si siano mosse su decisione della magistratura competente. La considerazione che se ne trae è di tutta evidenza: la decisione di concedere l’attracco della nave e lo sbarco dei clandestini è una decisione che non compete alla magistratura: Tutto qui e le ragioni umanitarie collidono apertamente con il fatto che ci sono nella stessa Lampedusa e soprattutto nell’agrigentino sacche di povertà che i magistrati non si peritano di accertare, soprattutto sacche di malaffare che la magistratura, così efficiente nella difesa degli scafisti, non riesce a debellare per gli italiani.
A parer mio una soluzione ci sarebbe, ma sicuramente insorgerebbero le nazioni sotto le cui bandiere queste navi “pirata” navigano: raccolgano pure i “naufraghi”, li facciano sbarcare in Italia ma poi li indirizzino, come da leggi del mare, nei Paesi di appartenenza delle navi, con tutte le spese di alloggio, cura, viaggio (Germania, Francia, Olanda, Malta ecc.) a carico dei rispettivi Paesi. Dopo di che ascoltare le risposte dei rispettivi governi e verificare quale è il loro grado di umanità! Altra ipotesi, come già suggerito, quella di indirizzare verso quelle Regioni o città o paesi che auspicano lo sbarco ma con la precisazione che non dovrebbero  però lasciare il territorio ove dovessero essere indirizzati.

Elio Bitritto

 

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