“Giusto picchiare i fascisti”. (?!)

Cosa dovrebbe fare un’organizzazione politica se un proprio militante, un consigliere comunale di un piccolo paese della provincia di Viterbo, commette un reato turpe? Esattamente quello che ha fatto Casapound. Il consigliere di Vallerano, Chiricozzi, è stato arrestato per violenza sessuale assieme a un suo sodale ai danni di una donna, ed entrambi sono stati cacciati dal movimento. La notizia del provvedimento è stata data sia da Gianluca Iannone, storico presidente di Cpi, che dal suo vicepresidente Simone Di Stefano. Questi i fatti ma da sinistra si levano altri gli appelli allo scioglimento di Casa Pound ma … si sono scordati del Kompagno Luca Bianchini. Perché non basta aver colpito in maniera esemplare i responsabili di un fatto choccante. Siccome si parla di Casapound, da sinistra si ricorre al peggiore armamentario propagandistico, come se ad essere colpevole fosse il movimento politico. In particolare dal Partito democratico si muovono lancia in resta i parlamentari, a partire dal segretario regionale del Lazio, Bruno Astorre. Il quale arriva appunto a chiedere lo scioglimento di Casapound – ormai è una fissazione – per il gravissimo episodio accaduto.
Come se ci fosse una sorta di responsabilità oggettiva. Spiace dover ricordare che un fatto simile, e ancora più pesante, accadde proprio ad un esponente del Pd tempo addietro. Il kompagno aspettava le donne in garage: Bruno Astorre e i suoi kompagni di partito devono avere sbrigativamente dimenticato il nome di Luca Bianchini. Costui, responsabile del Pd a Roma nel quartiere Torrino, violentò tre donne nel 2009, appostandosi, fra la primavera e l’estate di quell’anno, nei garage condominiali delle donne così da sorprenderle e sopraffarle. L’esame del Dna incastrò lo stupratore. Tracce biologiche dell’uomo vennero ritrovate su tutte e tre le vittime: sulla studentessa di 20 anni aggredita a Tor Carbone il 2 luglio del 2009, sulla giornalista violentata alla Bufalotta il 4 giugno dello stesso anno e sulla donna stuprata il 5 aprile di tre anni fa in zona Ardeatina. Un filmato in possesso della polizia e la testimonianza di una delle vittime che ricordò alcuni particolari riguardo la macchina del Bianchini furono molto utili alle indagini. L’esponente del Pd venne poi condannato a 14 anni e sei mesi di reclusione anche in Cassazione. Nessuno ha chiesto lo scioglimento del Pd.

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