Questa Italia … Assai poco ‘nostra’

Se ne parla, e pure tanto, a destra e a manca, nelle tv, sui social e su carta stampata, ivi costretti ad assistere, a condividere, in vario grado e modo, come fossimo comparse di una sorta di commedia o farsa, dal noto titolo: Un giorno in Pretura!
Qui, in scena o sulla ribalta, corrotti e corruttori, affari, profitti diversi, ed eventuali pene loro, politiche e giudiziarie, ove abbiano agito in frode dello Stato e della Comunità civile. Si proceda a loro mortificazione, ludibrio e danno, sia ben chiaro. Ma siamo in … questa Italia.

Questa Italia. Giovani o meno in cerca di occupazione nel lavoro, necessaria e se possiamo dirlo esistenziale in termini ampi e completi (ché “… di non solo pane vive l’uomo”): si chiedono del “per quale ragione” devono (sono costretti) a ‘raccomandarsi’ al conoscente, all’amico dell’amico, di chi può soprattuto, lecitamente o piuttosto no, per ottenerla!?

Questa Italia. Quella della “cosa” (res) pubblica …, democratica, costituzionale, civile, progressista (!) persino nella mente di qualcuno.  Se è e resta nelle condizioni sociali e occupazionali, civili ed economiche che l’Istat periodicamente indaga e certifica, possiamo pensare e affermare che … “E’ un fallimento”, sostanziale se non totale?

Questa Italia. Questo nostro Stato, che impone e poi di nuovo e appresso ne ipotizza e minaccia altre, con un no e poi un sì, tasse e balzelli, ha  verso i suoi cittadini – capita di chiedersi, di certo inutilmente – obblighi anch’esso, ben precisi e inderogabili? E dunque, per dirla tutta: chi … arresta e sanziona uno Stato funzionalmente ‘corrotto’ e praticamente incapace di dare ai suoi membri serenità di vita, se non vantaggi, in virtù dell’essere e vivere in consorzio umano e civile?

Questa Italia. Qui al danno si unisce la nota, classica beffa. Vedersi umanamente, legislativamente impotenti di fronte ai … potenti di turno (quelli che con finta o tutta formale elezione democratica si rendono padroni del bastone e della carota), e ‘dover’ poi e comunque “esser lieti”, ‘festeggiare’ … la Repubblica, l’Unità nazionale, la Liberazione, la Costituzione, l’adesione alla Unione Europea, è un qualcosa che grida vendetta, non dico al nome di Dio (giacché questo è … uno che non va più di moda, e che se raffigurato ‘crocifisso’ disturba e offende), ma semplicemente all’essere umano che in ciascuno di noi, fortunatamente, questo sì, si genera ancora e manifesta.

In questa Italia. Bisognerà consigliare ai nostri figli e nipoti, “profughi della vita” in patria, … di porsi anch’essi su uno ‘scafo’ in mare, a rischio di naufragare, per venir salvati da una ‘provvidenziale’ (o interessata) onlus/ong, … di farsi ‘carcerare’ e poi “recuperare alla vita civile”, … di essere ‘sparato’ in strada, per essere ‘visitati’ e ascoltati, considerati e meritevoli di un … “corridoio umanitario”?

Io amo “l’Italia”: la mia penisola, questa nazione. La mia patria, il mio ‘luogo’ ideale, mentale e fisico. Le sue tradizioni, usi e costumi, lingua, locali dialetti e gusti, la sua cultura greco-romana e poi cristiana … Ma, l’Italia, o piuttosto la “Repubblica italiana” – questo Stato, un tempo sovrano ed oggi con difficoltà e con pena europeo, con i suoi governi, diversi e pur sempre  uguali: imbelli e sin qui fallimentari tutti nella ricerca e l’ottenimento del ben-essere della sua gente – … ama la nostra (vorrei poter dire la sua) progenie, presente e futura?

Non so voi, io credo di no. Ma forse c’è speranza … Dev’esserci!

GFP

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