Il ritorno del fascismo? Una finzione

Il ritorno del fascismo in Italia? Una finzione. ll 25 aprile 1945, segna la fine della guerra civile e l’inizio dell’occupazione americana dell’Italia che dura ancora. Ci sono 11.ooo soldati americani e basi militari Usa dal Friuli alla Sicilia.

Il 25 aprile? Resta una data che divide piuttosto che riappacificare il popolo italiano e rinfocola la faziosità ideologica di parte in un’era post-ideologica. I partigiani da soli non avrebbero mai sconfitto le forze dell’Asse ed un partigiano su due, dice Giorgio Bocca nella sua Storia Popolare della Resistenza  in Italia, prese le armi solo negli ultimi dieci giorni. Le brigate Garibaldi, quelle comuniste più numerose ed organizzate, combattevano non per la libertà, ma per fare dell’Italia un paese comunista, come è successo in Jugoslavia ed Albania e nei paesi dell’Europa dell’Est. L’Italia fu vista e trattata dagli Alleati anglo-americani da paese vinto, non da cobelligerante.

Il pericolo del ritorno del fascismo in Italia? E’ una finzione. Lo afferma uno degli storici più validi del fascismo, Emilio Gentile.

Intervistato in occasione dei Dialoghi di Trani 2018, Gentile stabilisce la netta distinzione tra il fascismo e gli odierni movimenti populisti e xenofobi. Non si può parlare di fascismo quando mancano quelli che furono gli elementi essenziali del movimento politico fondato da Mussolini: la militarizzazione della politica, il totalitarismo e l’imperialismo. Il razzismo e la xenofobia affondano invece, secondo Gentile, le proprie radici negli Usa, nell’Inghilterra imperiale e nella Francia repubblicana antisemita e coloniale
I veri problemi che minacciano la nostra società nel 2019 sono altri: lo strapotere delle multinazionali e degli speculatori apolidi, la scempio inflitto agli eco-sistemi naturali, lo scontro di civiltà e del fondamentalismo religioso, l’esplosione demografica africana e il neo-schiavismo che ne consegue.

Filippo Salvatore

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