E anche Angelo D’Ugo è tornato a Itaca

All’alba del 6 Aprile approdo ad Itaca, anch’io “piccolo Ulisse”. Lui, l’eroe ha impiegato dieci anni per tornare a casa, dopo il suo peregrinare, io soltanto cinque, dopo aver circumnavigato il globo.

Così Angelo D’Ugo annota nelle pagine diaristiche della traversata dell’Oceano Indiano e il felice ritorno nel Mediterraneo, antico Mare Nostrum. Ma, come ormai di consuetudine, per raccontare della sua tappa conclusiva di questo ennesimo “andare per mare”, riporto pressoché integralmente il suo ultimo resoconto.

Riprendiamo dunque da dove lo avevamo lasciato con il precedente articolo:

09-03-2019
. Lasciamo Port Ghalib (Egitto), prua a nord. 300 miglia ci separano da Suez. Il vento è contro, ma accettabile. 16 nodi. Lentamente, ma procediamo.

10-03-2019
. La tempesta era annunciata per lunedì pomeriggio, ma lei se ne frega delle previsioni meteo ed arriva con 18 ore di anticipo, in piena notte. Un vento forte a 40 nodi con raffiche fino a 45. “Schiumiamo” sangue, … forse per questo si chiama Mar Rosso. Ma alla fine passa anche questo.

15-03-2019

. Non so più quanti cambi di vele abbiamo fatto perché il vento a volte rinforzava e a volte calava. E non so quanti bordi (zig-zag) perché il vento a volte soffiava più da nord-est e a volte più da nord-ovest. Ma finalmente siamo arrivati a Suez.

18-03-2018

. Tanti controlli, tante misure, tanta burocrazia, ma alla fine otteniamo il permesso e questa mattina iniziamo l’attraversamento del Canale. Impiegheremo due giorni, pur se lungo solo 80 miglia, in quanto è vietata la navigazione notturna. Il canale è stato completato nel 1869 e consiste di due tratte a nord e a sud del Grande Lago Amaro.

19-03-2019
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Sono in Mediterraneo. Mi lascio alle spalle un mare, una nazione, un continente.

21-03-2019
. Notte ideale: luna piena, cielo stellato, mare calmo, maestrale sui 15 nodi … Cosa si può desiderare di più, invece che essere qui infagottato con calzamaglia, cerata, berretto e guanti, a fare il turno di guardia dalle due alle quattro … ? Beh, naturalmente, … stare al calduccio sotto le coltri, abbracciato alla mia amata.

23-03-2019
. Coprire le 300 miglia che separano l’Egitto dalla Turchia è stato relativamente semplice e veloce ed oggi approdiamo nella cittadina di Finike. Ci accoglie con un bel sole, un cielo azzurro e le cime delle montagne innevate, con mio grande stupore. Avevo dimenticato che esistono le stagioni.

25-03-2019
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La voglia di arrivare “a casa” è grande, per cui questa mattina saluto Finike e la Turchia con la promessa di tornare presto. Ci sono solo 30 miglia fino alla prima isola greca. Così nel pomeriggio ancoriamo nella splendida baia di Kastelorizo.

26-03-2019
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Il Meltemi  [vento secco e tiepido che soffia nell’area del mar Egeo]la fa da padrone impedendomi di proseguire. Faccio lunghe passeggiate in questa splendida isola dove tra l’altro è stato girato il film “Mediterraneo” di G. Salvatores. La vista del relitto di una barca mi fa riflettere sul grande rispetto che bisogna avere per il mare. Mai sfidarlo, ma amarlo. (…) Ma poi il vento gira a est e noi siamo pronti a sfruttarlo tutto. Spiegamo le vele e via verso ovest. Ancoriamo prima nell’isola di Kos, poi a Astypalaia ed infine ad Elafonisos.

04-04-2019
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Adesso la rotta cambia, sarà più verso nord risalendo la costa occidentale del Peloponneso. Ancoriamo nella baia di Marathopoli.

05-04-2019
. Dulcis in fundo: una tempesta ci investe. Raffiche di vento a 55 nodi, il mare ribolle, gli schizzi sembrano spilli quando colpiscono il viso. Ammainiamo tutte le vele e ciò nonostante navighiamo ad una velocità di 11 nodi … L’unica fortuna che il vento soffia da sud e ci spinge. Il tutto dura circa tre ore, poi comincia a diminuire e, forse è un segno del fato.
All’alba del 6 Aprile approdo ad Itaca […] E il mio racconto si interrompe semplicemente qui. Ma il sogno continua, sempre … Inseguendo il tramonto!

Questo Viaggio in cifre e nomi:

. Cambio tre barche, 2 catamarani e 1 mono scafo.
. Partenza in Maggio 2018, ritorno in Aprile 2019. Totale giorni a bordo: 316. 227 su Catalyst, 44 su Esperanza, 45 su Yemaya.
. Ho navigato complessivamente per 182 giorni, navigato continuativamente per 24 giorni. Ho coperto la distanza di11000 miglia nautiche.
. Ho toccato le sponde di 9 nazioni: Australia, Indonesia, Malesia, Tailandia, Sri Lanka, Sudan,  Egitto, Turchia, Grecia.

Voglio ringraziare tutti, e sono tanti, coloro che hanno contribuito alla realizzazione di questo mio sogno.
Infine, anche se non per ultima, voglio esprimere qui la mia gratitudine e riconoscenza ad Angela, una moglie forse non sempre felice per quello che facevo e che mi teneva lontano da lei, ma che ciò nonostante non ha mai smesso di sostenermi, incoraggiarmi e farmi sentire tutto il suo amore.

Chiudiamo quest’ultimo Diario di Bordo di Angelo D’ugo riportando un’ultima riflessione sul suo ‘navigare’, per mare e non solo:
“Si diventa grandi e non si sogna più … sono in tanti a dirmelo. Ci si scorda il passato, gli amici di ieri, i compagni di scuola, le partite a pallone, è tutto svanito, non si ricordano più. Ma chi l’ha detto che non si sogna più, io non posso scordare il profumo di un fiore e nemmeno la prima volta che ho fatto l’amore, e sono ancora qui a sognare e poi ad inventare e poi volare e poi ricominciare, per essere più Uomo”.

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Che altro dire da parte mia e, immagino, dei lettori che via, via si sono appassionati al ‘peregrinare’ dell’amico Angelo, medico navigatore, robinson-crusoe itinerante, uomo moderno che per le sue imprese continua a ispirarsi all’antico, come Ulisse e gli altri: in vita “navigare” sempre, anche se … fatalmente “inseguendo il tramonto”?  Ovviamente, e certamente, che … è stato un piacere anche mio e nostro!
Naturalmente, sia pure in separata sede, l’amico ha tenuto a dirmi di essere grato a Qui Quotidiano e al suo Direttore per aver puntualmente seguito e illustrato al meglio, in tutti questi cinque anni, i suoi viaggi su barca a vela, compiuti certamente per diletto, ma sempre con vera e necessaria passione.

Giuseppe F. Pollutri

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