Qual è stata e resta la malattia secolare dell’Italia?

Qual è stata e resta la malattia secolare dell’Italia?
Azzardo e dico:
la presenza continua come istituzione temporale della Chiesa cattolica a Roma nel centro geografico della penisola italiana.
Ogni tentativo fatto per unificare l’Italia è stato vano a causa della ‘tirannia dei preti’ per dirla con Guicciardini. Immagina se Federico II avesse vinto e l’Italia fosse stata una dalle Alpi a Palermo! Ma Manfredi su sconfitto a Benevento! E se, soprattutto, la sede del papato fosse rimasta ad Avignone! Ci fu Cola di Rienzo, ma fu una ventata di qualche anno che non lasciò tracce. Ci fu Lorenzo Valla che provò la falsa donazione di Costantino. Questo falso storico sarebbe dovuto essere il punto di partenza per cambiare profondamente la realtà politica e portare l’Italia all’unificazione. Ci provarono i veneziani, ma furono sconfitti ad Agnadello. Ci fu il tentativo, finito male del figlio del papa Borgia, il Principe Nuovo ammirato da Machiavelli. Fu l’ultimo tentativo che avrebbe potuto realizzarsi. Ma Cesare Borgia, che aveva la ‘virtù’ necessaria per eliminare le piccole signorie, morì giovane.
E poi ci fu la scoperta del continente americano.
L’Italia perse la sua centralità geografica ed economica. E divenne colonia. Fu il campo di battaglia tra Francia e Spagna e poi colonia austriaca. sempre con il tacito o aperto consenso del Papato. Ed i piccoli governanti si accontentarono di essere vassalli di Roma. Commisero quello che mi piace chiamare il peccato mortale della ‘chinea’, (offrire al papa ogni anno il giorno di Pietro e Paolo una ingente quantità d’oro portata sulla groppa di un destriero bianco). Durò per il Regno di Napoli dal 1265 al 1853!
E gli intellettuale che ruolo svolsero?
Furono nella stragrande maggioranza dei cortigiani.
Certo ci furono eccezioni nobili, spiriti liberi e coraggiosi come Lorenzo Valla, Niccolò Machiavelli, Francesco Guicciardini, Alessandro Tassoni, Traiano Boccalini, Paolo Sarpi, Giordano Bruno. Ma la Contro-riforma e la ri-feudalizzazione imposta dal dominio spagnolo ebbero la meglio per un secolo e mezzo. Lucidissime e verissime restano le considerazioni di Benedetto Croce sulla questione.
Nel primo Settecento ci fu la voce isolata, coraggiosa, come al solito perseguitata di Pietro Giannone. Poi le coscienze cominciarono a svegliarsi, ma stranamente furono spesso dei sacerdoti a battersi per le idee nuove ( penso a Antonio Ludovico Muratori, Antonio Genovesi e Giuseppe Parini). L’Illuminismo restò in Italia un modello d’importazione, sia a Milano che a Napoli, i due centri più importanti (ed altrove). E si arrivò alle effimere repubbliche dal 1796 al 1799. Ma furono rivoluzioni ‘passive’, avulse dalla realtà concreta. Ed il popolo si schierò con la conservazione, con il ‘re e la santa fede’.
La pagina più significativa del Risorgimento fu la Repubblica Romana del 1848-49, ma, di nuovo, cosa fece Pio IX? Chiamò i francesi per difendere le sue prerogative temporali. E si arrivò a Roma capitale, ed il cantore della (finalmente!) riconquistata laicità fu Carducci. Ma l’ ltalia unita non fu mazziniana e repubblicana, fu sabauda, monarchica. Una dinastia di second’ordine, povera, rapace che vide l’unità come una forma di conquista, di piemontesizzazione da esportare e imporre. Nocque all’Italia unita la mancanza di materie prime come il carbone, base della rivoluzione industriale e la sua posizione geografica nel Mediterraneo, in pieno trionfo della civiltà atlantica nelle mani degli anglosassoni. Fu il ritardo economico ed una classe dirigente mediocre, (‘gli sciacalli’ come ebbe a definirli Giuseppe Tomasi di Lampedusa ne Il Gattopardo) che impedirono all’Italia di assurgere al rango di grande Paese. Fu considerata e trattata sempre da ultima tra i paesi che contano. Ci fu come reazione, e D’Annunzio ne fu il cantore, la ventata nazionalista del primo Novecento che sfociò nel regime illiberale di Mussolini.
E con il Concordato tra Stato e Chiesa, il fascismo commise il suo più grave errore. Permise alla Chiesa di riacquistare una centralità che era stata contestata per secoli ed eliminata per quasi cinquant’anni. E mi fermo qui e concludo che i padri della Repubblica e soprattutto il Premier socialista Bettino Craxi, che aveva la possibilità di eliminare il Concordato, commise l’errore di rinnovarlo.
E l’Italia schizofrenica e laica di oggi si spiega proprio nell’incapacità di trovare il giusto equilibrio tra conservatorismo cattolico, ancora tanto dominante – e lo si capisce meglio guardandolo dall’estero! – e laicità ( fenomeno d’importazione il più delle volte dai vincitori della seconda guerra mondiale, gli americani).
L’Italia di oggi si aggrappa ad una finzione: quella della Resistenza. Ossia all’idea che è riuscita a liberarsi dalla dittatura fascista-nazista grazie al ruolo determinante dei partigiani. Bella fola! Senza gli Alleati ( prima nemici poi amici) la presenza tedesca e la Repubblica Sociale Italiana avrebbero resistito e si sarebbe arrivati ad una forma diversa di pace. Ad un’Italia divisa in due. Ed il discorso storico e culturale sarebbe di tutt’altra natura al giorno d’oggi.

Filippo Salvatore

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