La guerra del 21° secolo sarà ecologica

La guerra del 21° secolo sarà ecologica
La rivoluzione ecologica, sempre di più sentita dai giovani, implica una visione alternativa rispetto al concetto di progresso esponenziale, alla crescita lineare, di cui parlano i politici e gli economisti, prevalso dalla rivoluzione industriale. Già nel 1972 nel volume Limiti alla Crescita, redatto da una squadra di ricercatori di vari paesi per il Club di Roma fondato e diretto da Aurelio Peccei e Maurice Strong, si indicavano le direttive da seguire. Occorreva guardare la Natura non più come una fonte inesauribile di materie prime da sfruttare al più presto, ma come un insieme di sistemi interconnessi ed interagenti da rispettare. Era un ribaltamento di paradigma concettuale rivoluzionario, un grido d’allarme rimasto in gran parte inascoltato. È prevalsa, dalla caduta delle ideologie, una filosofia opposta a quella fatta valere dal Club di Roma: la globalizzazione, la libera circolazione dei capitali delle multinazionali che cercano solo profitti a livello planetario. I banchieri, gli economisti ed i politici ne sono i portavoce. E grazie alla connivenza dei mezzi d’informazione, sono riusciti ad imporre la loro visione predatoria del progresso che viene equiparato con ‘democrazia’. È il male di cui soffre, per esempio, l’Unione Europea. Riusciranno i giovani a dire no alla crescita senza limiti e senza controlli ed al consumismo che ne consegue? Rimane da vedere. Ormai sta diventando sempre di più evidente: il rispetto del pianeta Terra, della Natura è la guerra da vincere nel 21° secolo, se, come specie sapiens sapiens, vogliamo evitare di autodistruggerci.

Filippo Salvatore

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