La Giornata della Donna targata UNESCO

2 riflessioni di Elio Bitritto in occasione della Festa della Donna

Non poteva mancare da parte del presidente dell’UNESCO e ribadisco UNESCO, (ma non ancora mi abituo né mi abituerò) un accenno ai “tempi bui” che si stanno preparando con questo governo e lo spunto non poteva che essere il solito “maschilisti” (ed implicitamente fascisti, razzisti, in una parola leghisti.

Lo spunto le viene dato da una sorta di manifesto dei giovani leghisti di Crotone che viene surrettiziamente assunto a Statuto della Lega.

Concordo sul fatto che alcuni dei punti elencati siano delle complete stupidaggini ma identificare volutamente certe espressioni con l’intera politica della Lega mi pare eccessivo altrimenti, con lo stesso metro di giudizio (ma da una posizione diversa da quella di un organismo che si definisce e si ritiene apolitico) poteri dire che a sinistra l’odio è la caratteristica fondamentale. Come definire la Cirinnà che ostenta un “Meglio Froci che fascisti”, espressione che indica tout court lo stato mentale della suddetta che incita, implicitamente all’odio (e soprattutto “sdogana” l’uso del termine “FROCIO”; oppure, sempre l’ineffabile Cirinnà che ostenta (chissà quanti ne avrà a casa) un’altra scritta “Dio, Patria e Famiglia … che vita di merda”: è spontaneo il commento “evidentemente è la sua una vita di merda”.

Quindi questa rappresentante del popolo italiano sguazza, mi auguro solo semanticamente, tra i “froci” e nella “merda”: vuol dire che me ne farò una ragione. Piuttosto devo rimarcare che, quasi in risposta al manifesto dei crotonesi, ai piani alti si faceva diversamente: la proposta di legge che cancella lo sconto di pena di ben un terzo della condanna ed il rito abbreviato per i colpevoli di omicidio o stupro. Ecco, avrei gradito che Bianca Campli avesse fatto almeno un accenno alla proposta di un partito definito fascista, sessista, sovranista e chi più ne ha.più ne metta.
Elio Bitritto

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La Giornata della Donna, … quella vera

Quale occasione migliore per parlare dello stato di soggezione paraislamico delle donne se non la Giornata della Donna assurta, nella grande maggioranza dei casi, a pura mercificazione. Nata per ricordare una pagina tremenda dello sfruttamento dei lavoratori, donne o uomini, si è avvalsa anche di una fantasiosa ricostruzione della sua origine: infatti non ci fu alcun incendio nel quale perirono centinaia di donne nella inesistente fabbrica newyorkese di camicie Cotton nel 1908 (ce ne fu un altro il 25 marzo 1911 nella fabbrica Triangle in cui morirono 146 lavoratori di cui 123 donne. Altre ricostruzioni non vale la pena riportarle. La Giornata della Donna nacque, con diverse date ed in diversi anni in diversi stati ma la sua origine è legata al VII congresso della III Internazionale socialista a Stoccarda nel 1907: in quel congresso si parlò anche della rivendicazione del voto alle donne e si concluse con un documento che impegnava i partiti socialisti a lottare per il suffragio universale alle donne escludendo le “femministe borghesi (così dando il promo colpo al concetto di uguaglianza): le quali ultime, molto più democratiche, pur se borghesi, dissero chiaro e tondo, per bocca della socialista americana Corinne Brown, che il Congresso non aveva alcun diritto a dire come e con chi operare per la liberazione delle donne, perché il tema era (ed in parte lo è ancora oggi) lo sfruttamento dei datori di lavoro, le discriminazioni sessuali e il diritto di voto. Così oggi si legge di una sorta di sciopero dei trasporti indetto dalle componenti femminili ai danni di tutti … anche delle donne! Venendo a tempi più recenti, anzi attuali, si nota ancora delle discrasie ma le cose stanno cambiando anche se non così velocemente come si vorrebbe. Intanto è un dato di fatto che i mondi della Scuola, della Magistratura della Medicina: nel campo della imprenditoria non sono molte ma neanche poche le donne che occupano posizioni di vertice, in politica stanno sfondando: insomma il cruccio sembra essere quello della velocità con cui raggiungere (direi superare) gli uomini, in tutti i settori, soprattutto quello del potere che certamente qualcuna usa declinandolo con il verbo “sedurre”.
Anche a Vasto le manifestazioni sono state tante e, tra queste, quella indetta dall’Unesco, dal titolo piuttosto intrigante “Donne artiste, diversamente indisciplinate”. Tema particolarmente ostico fino a quando la facondia di Bianca Campli, presidente del locale Circolo Unesco ha reso note le origini legate ad una visione dell’espressione artistica non convenzionale, che data da secoli e che si sta rivelando con studi e ricerche recenti. Tra queste quella della dottoressa Sara Pizzi che ha trattato il tema con la consueta grazia e competenza, offrendo diversi spaccati dell’arte coniugata al femminile caratterizzata non solo da forme artistiche che nulla hanno da invidiare ai più famosi pittori italiani e stranieri, contemporanei e non , ma presentano, spesso, un atteggiamento ribelle: in pratica, forse per sottolineare la loro totale indipendenza ed originalità artistica scelgono di essere anticonformiste attraverso la “indisciplina”.
Elio Bitritto

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