Etichette, secondo loro

Meglio prevenire che curare, soprattutto se il “medico” ragiona con la sua testa: mi riferisco alla pretesa dei grandi gruppi alimentari europei di dettare le regole prima che delle elezioni per il prossimo parlamento europeo. Da quanto si può leggere sul sito della loro associazione “Fooddrinkeurope.eu” (già a pronunciarlo sembra di essere in guerra con i nazisti) la loro preoccupazione è che, cambiando presumibilmente la maggioranza in parlamento (e forse in senso più … patriottico), il modello italiano di etichettatura che prevede l’indicazione del Paese di origine delle materie prime, la loro lavorazione ed il luogo in cui il tutto viene eseguito, potrebbe estendersi a tutta europa (notare la e minuscola) per cui possono gabellare per italiani cibi che non lo sono. Il documento di questi “falsari” della alimentazione hanno prodotto un documento intitolato Let’s step up to the plate il cui significato dovrebbe essere Facciamo un passo fino al piatto ovvero Passiamo al piatto (dal significato per me recondito dato che si tratta probabilmente di una espressione idiomatica) ma che ha un significativo sottotitolo rivolto a Parlamento, Consiglio e Commissione “Prevenire ulteriori perturbazioni nel mercato unico evitando la proliferazione di misure nazionali non giustificate sotto il diritto dell’ Ue”. E il diritto Ue è quello che ha previsto nel cosiddetto sistema di etichettatura armonizzato, la possibilità di assolvere alla dichiarazione d’ origine con una generico «Ue e non Ue». Che equivale in pratica a dichiarare come provenienza “pianeta Terra”. A parziale giustificazione e nel ridicolo tentativo di salvare un minimo di faccia giustificano la loro richiesta per avere una legislazione alimentare uniforme per l’intera UE e non si capisce perché non debba essere l’UE ad adottare la stessa etichettatura italiana e per ridurre gli oneri amministrativi a carico delle aziende con particolare riferimento alle PMI ed in questo caso fanno finta di non capire che così rovinano le PMI italiane produttrici di alimenti che non a caso vengono copiati … malamente. Non contenti i “falsari” esortano gli europarlamentari con un appello indecente “Mettete l’ industria in cima all’ agenda politica europea durante il prossimo ciclo istituzionale (2019-2024)”. Questa presa di posizione delle lobbies agroalimentari (che non a caso vedono la Germania come principale produttore di materie agricole), nell’ansia di raggiungere sempre maggiori profitti, fanno capire anche al più sprovveduto degli europei che a loro non interessa altro che gli affari, alla faccia della salute di tutte quelle famiglie, italiane e non, che vorrebbero sapere da dove proviene il cibo che hanno nel piatto.
Elio Bitritto

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