Transfrocie antifasciste.

Scusate l’incipit che non è particolarmente adatto a palati normali ma mi premeva sottolineare intanto due aspetti; il primo è che contrariamente a quello che pensa certa magistratura, usare parole come “frocio” o “trans” nei confronti di qualcuno (che lo sia) non è reato perché se uno si firma così dichiara di essere consapevole del suo stato, “e chi sono io per impedirglielo? L’altro aspetto è invece legato all’accettazione di tale condizione da parte di tutti gli antifascisti, quelli di ieri e quelli di oggi. Per chi non avesse avuto la possibilità di conoscere l’origine di questa espressione riassumo brevemente i fatti: il Dr Massimo Gandolfini, neurochirurgo, leader del movimento “Family Day” è stato oggetto di una protesta che da semplice contestazione si è trasformata in qualcosa di molto più grave. Una situazione che si trascina da anni, ogni volta che una qualsiasi associazioni chieda maggiore rispetto per la famiglia tradizionale e per la vita, senza che la magistratura intervenga per frenare gli attacchi cui sistematicamente, ad ogni uscita pubblica, viene sottoposto il dr Gandolfini. Ciò di cui parliamo oggi si è verificato l’altro giorno nella “civilissima” e “democraticissima” Firenze davanti al Teatro Remis dove era in programma l’iniziativa “Ripartiamo dalla famiglia e dalla vita”. Così pericolosa, eversiva e “fascista” è apparsa ai centri sociali e ad un gruppo di ultra femministe, che in poche decine si sono dati appuntamento davanti al suddetto teatro per contestare con urla (che neanche con la Savana in fiamme) Gandolfini e il suo manipolo di … cosa non si sa. Urla e suoni di tamburi e pentolacce (ma siamo a Carnevale) che hanno dato non poco fastidio alle persone presenti in teatro. Ma il vero problema non è questo (che comunque ha dimostrato una volta di più se mai ve ne fosse stato bisogno, lo stato culturale e democratico di certa gente che non posso che definire gentaglia): non contenti di dare libero sfogo ai loro istinti più intimi, questa massa di zombie ha pensato bene di incidere in modo più marcato la loro presenza perché, al solito, “verba volant, scripta manent”: così si sono preoccupati di manifestare appieno il loro dissenso attraverso l’esposizione di uno striscione con su scritto “Contro la VIOLENZA di genere e confini, abbattiamo il patriarcato. APPENDIAMO Gandolfini” La firma è quella che dà il titolo a questo articolo “transfrocie antifasciste”. Cosa dire, quali commenti fare? A parte le considerazioni su espresse, dovrebbe saltare subito alla vista la palese contraddizione mentale prima che culturale di questi contestatori che, in nome della lotta alla violenza propongono di appendere un uomo con chiaro riferimento a Piazzale Loreto. Resta il fatto che questi bipedi ululanti (che non hanno il diritto di appartenere al genere umano) restano impuniti ed appestano l’aria con una campagna d’odio che anche le persone di sinistra “normali” avallano non prendendone le distanze. Ad oggi non risulta pervenuto alcun tipo di commento dalle varie Boldrini, Cirinnà o Luxuria e mi chiedo se al posto di Gandolfini ci fosse stato il nome di una di queste tre dame cosa sarebbe successo: e chiedetevelo anche voi!
Elio Bitritto

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