Salvini a processo. Non accettano le decisioni del popolo

Non accettano le decisioni del popolo
Essendo di parte, opinionisti come Fanpage e tanti altri non riflettono su alcuni aspetti che evidenziano un atteggiamento persecutorio della magistratura.

Intanto la decisione di un ministro non è mai singola ma collegiale, tant’è che sia Di Maio, che Toninelli e Conte lo hanno evidenziato (ma ad alcuni magistrati non interessa): altro aspetto è dato dal fatto che il ricorso presentato dalla Sea Watch alla Corte di Giustizia europea si è rivelato un autogol (ma ad alcuni magistrati non interessa): già un magistrato aveva chiesto il non luogo a procedere (ma ad alcuni magistrati non interessa). Capitolo a parte, i 5S che dimostrano in questo caso un’ottusità che fa a gara con una certa fama di sprovveduti che si sono conquistati e che hanno alimentato: come si fa a dire “siamo tutti concordi sul blocco degli sbarchi ma Salvini vada a processo”. Solo che a processo andrebbe SOLO Salvini: a questo punto dovrebbero autodenunciarsi ma non lo fanno. Quanto al ripensamento di Salvini credo che, a parte l’intromissione in una decisione politica (e quindi in questo caso un REATO vero), di “errori” certa magistratura ne ha fatti tanti, troppi, senza MAI “pagare”, nonostante giudichino (almeno DOVREBBERO) in nome del “Popolo Italiano”: e non vogliono accettare che il Popolo Italiano HA GIA’ GIUDICATO AFFIDANDO A SALVINI IL COMPITO DI FERMARE GLI SBARCHI. Ma a certa magistratura che dovrebbe giudicare in nome del popolo italiano, di questo stesso popolo evidentemente non interessa nulla. Con buona pace di chi, a tutti i livelli, è complice della tratta di schiavi e della possibilità di far acquistare armi e droga da parte di trafficanti e terroristi. Quale è dunque il reato che viene ascritto a Salvini? Quello di aver impedito l’illecito arricchimento ed armamento di forze ignote? Parliamo ora della nave Sea Watch: questa ha avuto precise indicazioni da parte italiana ed olandese di dirigersi verso il porto più vicino in Tunisia: facendo finta di non capire, il comandante della nave ripete la richiesta alla Guardia costiera Olandese che “non risponde” ed allora si sente autorizzato a venire in Italia nonostante le pessime condizioni del mare (a suo dire) e nonostante non avesse chiesto conferma all’Italia. Il magistrato di turno dice che il comandante non avendo avuto conferma dall’Olanda si è diretto verso l’Italia non commettendo alcun reato (!!!), come se avesse avuto risposta affermativa dall’Italia. In ogni caso è evidente la malafede del comandante e l’interpretazione capziosa del magistrato che, a parer mio, potrebbe configurare un attacco, una ingerenza illegittima in una decisione politica. Resta il fatto che la Convenzione di Montego all’art. 19, comma 2 recita, tra le altre cose “Il passaggio di una nave straniera è considerato pregiudizievole per la pace, il buon ordine e la sicurezza dello Stato costiero se, nel mare territoriale, la nave è impegnata in una qualsiasi delle seguenti attività: a) minaccia o impiego della forza contro la sovranità, l’integrità territoriale o l’indipendenza politica dello Stato costiero, o contro qualsiasi altro principio del diritto internazionale enunciato nella Carta delle Nazioni Unite”. Con buona pace dei buonisti di comodo e di certa magistratura politicizzata.
Elio Bitritto

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