Quale destino per la lingua italiana ?

Leggendo di nuove concessioni sull’ uso del lessico da parte della Crusca, mi viene il dubbio che col tempo inizi ad esser inaffidabile anch’ essa. Fare errori può capitare a tutti. Ne ho fatto uno di recente, non volendo e la cosa è risultata pure divertente. Tuttavia dire che l’ errore debba poi esso esser la normalità è ben altra cosa. Di mio, ad esempio ho scritto -e ringrazio chi me lo ha fatto elegantemente notare- Agosto invece di Febbraio. È scappato molto probabilente per tastiera cosiddetta intelligente, per lapsus o altri motivi, ma è un errore, seppur nel contesto forse anche simpatico. Tuttavia, sta di fatto che Agosto non è Febbraio e viceversa e dunque è un errore, poi opportunamente corretto. Che fare invece se ora la Crusca stabilisce per statuto che i cosiddetti verbi intransitivi, mi pare di capire questo, possono essere usati anche come transitivi? Di mio, pur facendo talora -come è umano che sia- errori, non sognerei mai di dire in maniera corretta ‘ho uscito il gatto’. Eppure, sembra che ora sia ‘corretto’. Se volete un’ opinione, la Crusca si è adeguata eccessivamente e selvaggiamente alla globalizzazione. Certa che le prime generazioni di migranti parleranno un Italiano non Italiano, sotto la spinta del buonismo di Sinistra si è dunque magari adattata pure la Crusca. In questo modo, non meravigliamoci se avremo fra qualche anno un Italiano-non-Italiano, un Italiano diciamo patois, o come chiamar lo si voglia, dove se vorrò dire ‘ho uscito il pollo dal forno’ farà gola a tanti, in particolare a quella parte di sinistra-non-sinistra che via via ci sta portando a parlare l’ Italiano-non-Italiano. Fedeli docet. A ruota, seguono anche alcuni di altri partiti. Credo dunque che il pollo che ho cacciato dal forno lo mangerò con pochi e se necessario anche da solo.

Luigi De Socio

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