Nessuno li ha “deportati” eppure penano e muoiono anch’essi


> Il freddo uccide ancora a Roma. E sono dieci in questo inverno.
L’uomo, della apparente età di 49/50 anni e di cui s’ignorano le generaltà, è stato trovato riverso su una panchina in piazza Mancini, quartiere Flaminio.


La stampa nazionale, come la televisione pubblica, dell’ennesima e ricorrente morte di un senza tetto ne dà puntuale notizia di cronaca in questo modo netto, ma sbrigativo. Nessuno, del resto, se ne duole più di tanto, d’altro vuole sapere, e tanto meno, per tale immeritato e crudele decesso … si strappa le onorabili vesti. Questa morte, come le precedenti e quelle che purtroppo verrano, pare che sia qualcosa di ineliminabile oltre che prevedibile, insomma una sorta di … calamità meteo stagionale. Ma allo stesso tempo, in questi stessi giorni, l’attenzione di tutti è ampiamente rivolta alla difficoltosa e contrastata condizione in cui (per responsabilità dei governanti italiani degli ultimi anni, e di quelli partecipi soltanto per moneta e affari nella detta Unione Europea) sono stati posti e si trovano i rifugiati e i migranti venuti dal mare.

Capisco che la mia asserzione può essere letta come una provocazione, e comunque non fine a se stessa, ma non riesco a impedirmi di pensare che … forse (o sicuramente), anche quest’uomo “senza fissa dimora”, non sarebbe morto se … un Sindaco (volenteroso e/o interessato ad apparire), l’avesse ospitato a casa sua, almeno nottetempo! Quest’uomo “non ancora identificato” avrebbe avuto una vita meno penosa e più dignitosa se un Cara, una umana … Arca-di-Noè di qualsivoglia specie fosse istituita e organizzata dallo Stato per tutti i clochard, uomini e donne, che vivono di notte ma anche di giorno, in inverno ma anche d’estate, senza alcuna … “protezione umanitaria”.

Un esponente ecclesiastico della certamente benemerita Caritas romana definisce questa sequela di morti “un’emergenza”, laddove, in realtà, si tratta di un fenomeno di emarginazione e indigenza umana e sociale ben noto e stabile, mai adeguatamente affrontato dai vari ma tutti disattenti nostri governanti.
Mi chiedo anche se i parlamentari di sinistra intervenuti in questi giorni (anch’essi, per proprie ragioni affatto umanitarie ma politiche), a fare teatrino a Castelnuovo di Porto. si siano mai interessati personalmente anche alla condizione degli indigenti, rifugiati e profughi della vita, che sono costretti a vivere e stare in strada. Se – ugualmente mi chiedo – tali “onorevoli” si siano mai posti in piazza a chiedere “ragione” al Parlamento, di cui sono attivi membri, del perché questi uomini, tali donne, siano lì, in quelle condizioni. Se per essi la parlamentare di LeU, intervenuta a bloccare la partenza di un autobus dal Cara laziale, abbia gridato mai (riprendendo le sue parole): – Voglio sapere perché stanno qui queste persone, chi sono, se sono state prese in considerazione le loro esigenze, perché non vengano portati e ospitati in decorosi luoghi di accoglienza e protezione!

Questo mio intervento vuol essere futile “benaltrismo”? No, assolutamente. Di là della personale esigenza di avere idee “chiare e distinte” su quel che accade, nel mio piccolo, anche su questo incancrenito e diffusamente ignorato male sociale, punto terminale di una condizione umana e sociale iniqua e incivile, ancora una volta tento di sensibilizzare menti e coscienze: la mente di chi la usa soltanto per i propri interessi piccoli o grandi, la coscienza di chi s’indigna soltanto per “il modo” con cui in questi giorni viene sgomberato il “Centro di Accoglienza” di Castelnuovo di P. (un tempo definito “lager” e oggi “esempio di integrazione”), e, per tale decisione politica (giusta o sbagliata) utilizza la parola …. “Deportazione”! Evocando con essa, per assurdo, ma senza vergogna, la condivisa Memoria dell’Olocausto ebraico posto in atto dal nazi-fascismo nel secolo scorso, come altre infamità perpetrate nel mondo da altri e diversi, ma parimenti inumani, regimi totalitari.

A tutto c’è e dev’esserci un limite. Anche a una politica delle parti, soprattutto per una Comunicazione ipocrita, asservita e farisaica. Pensare, e comportarsi di conseguenza, come oggi accade, che una vita valga più di un’altra è assolutamente iniquo, e comunque inaccettabile.

GFP

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: