Leonardo da Vinci tra empiria, geometria e filosofia

Leonardo da Vinci e la ‘scienza’ Leonardo tra empiria, geometria e filosofia

Nel suo Trattato di Estetica e di Mechanica, un insieme di schizzi di anatomia, di botanica e di geofisica dell’ultimo periodo della sua vita, egli concepisce il corpo umano o una pianta come una macchina da smontare, da capire nelle sue parti, da ricomporre e da interpretare. Questa sua comprensione geometrica del reale gli permetteva di allontanarsi dal semplice apprendistato manuale e di essere filosofo, come ebbe a dire Benvenuto Cellini, un grande artista del Rinascimento, che incontrò Leonardo in Francia alla corte di Francesco I. Singolare è stata la capacità del Da Vinci di partire da un dato reale, di capirlo matematicamente e di riprodurlo attraverso un’immagine tridimensionale di impressionante precisione.

L’influenza di Filippo Brunelleschi e Luca Pacioli
Come arriva Leonardo alla sintesi tra empiria e teoria? Chi dei suoi contemporanei lo ha influenzato? Nel primo periodo fiorentino (1462-1480) il suo maestro è stato Filippo Brunelleschi, uno dei più grandi architetti del Quattrocento. Il Brunelleschi ha dato una dimostrazione della sua perizia tecnica, appresa dallo studio di monumenti antichi, nel costruire a Firenze la volta della cupola della chiesa di Santa Maria del Fiore, alta oltre cento metri, completata dopo la sua morte nel decennio 1460-70, proprio quando il giovane Leonardo va a bottega da Andrea del Verrocchio. Leon Battista Alberti, un altro illustre umanista ed architetto fiorentino del 15o secolo, attribuisce al Brunelleschi la scoperta della perspectiva artificialis, un metodo matematico di creare l’illusione ottica di tridimensionalità e di profondità su una superficie bidimensionale. L’uso del punto di fuga verso il quale converge proporzionalmente e geometricamente la percezione ottica dello spettatore della realtà raffigurata in un quadro o affresco è stata la grande rivoluzione artistica rinascimentale durata fino all’avvento delle avanguardie del primo Novecento. Nello studio de L’Adorazione dei Magi del 1481 il giovane Leonardo dimostra di aver compreso alla perfezione la tecnica della prospettiva e di saperne fare uso. Il concetto di uomo universale, appellativo di solito dato a Leonardo, trova due illustri precursori in Filippo Brunelleschi e in Leon Battista Alberti. Brunelleschi era stato amico del matematico Paolo Dal Pozzo Toscanelli, mentre Leonardo ha coltivato dal 1497 rapporti d’amicizia con un altro matematico, Luca Pacioli. Questo suo sodalizio con il Pacioli gli permette di finire di acquisire un metodo razionale e geometrico d’indagine ed assurgere ad illustre esponente del naturalismo scientifico rinascimentale.
Al servizio di Ludovico Sforza e di Cesare Borgia
Trasferitosi a Milano nel 1482, Leonardo si mette al servizio del duca Ludovico il Moro Sforza. Eregge il monumento equestre a Francesco Sforza nel campo della scultura. Nell’ingegneria civile fa progetti per rendere navigabili per mezzo di canalizzazioni il corso dei fiumi Adda e Ticino. A Vigevano si ingegna per costruire un mulino capace di sfruttare la forza idrica in modo automatico. Nell’arte militare concepisce macchine nuove come rivelano gli schizzi dell’archibugio gigante, del cannone a vapore o del sommergibile del Codex Atlanticus. Fuggito da Milano dopo la caduta degli Sforza, Leonardo torna a Firenze e riceve nel 1503 l’incarico di dipingere il quadro La Battaglia di Anghiari nel Salone dei Cinquecento nel palazzo della Signoria. L’anno precedente s’era messo al servizio come ingegnere militare del figlio del papa Aessandro VI, il Principe Valentino, o Cesare Borgia, scelto da Niccolò Machiavelli come l’incarnazione del modello di principe nuovo nel suo trattato Il Principe. Leonardo s’era distinto per i suoi disegni delle fortificazioni delle città, come quella di Imola, che Cesare Borgia voleva conquistare.
Le macchine di Leonardo
Nel decennio 1495-1505 Leonardo da Vinci aveva inoltre concepito e disegnato una serie di macchine tessili. Sempre nei primi anni del 1500 Leonardo studia minuziosamente il volo degli uccelli e cerca di costruire una macchina che permettesse all’uomo di volare. Sempre di questo periodo è il suo schizzo del paracadute. Nel 1513, appresa la notizia dell’elezione del papa Leone X, toscano come lui e famoso per il suo mecenatismo, Leonardo si reca a Roma sperando di ricevere qualche importante commessa. Ma finisce col vivere appartato ed è protetto solo dal cardinale Giuliano de’ Medici, parente del papa. Gli interessi di ingegneria e di idraulica del Da Vinci si manifestano in questo periodo in vari progetti, mai realizzati, di bonifica delle Paludi Pontine a sud di Roma. (La loro bonifica avverrà solo negli anni Trenta del secolo scorso, durante il fascismo.)
Ospite a Cloux del re di Francia Francesco I
Nel 1517, invitato dal re Francesco I, Leonardo si trasferisce in Francia nel castello di Cloux nell’Amboise e vi rimane fino alla morte avvenuta nel 1519. Libero da preoccupazioni economiche, il Da Vinci trascorre i suoi ultimi anni onorato e dedito alle sue meditazioni sulla natura e sul cosmo, come rivelano i suoi disegni sul diluvio.
Il posto di Leonardo nella storia della scienza
Qual è il posto di Leonardo da Vinci nella storia della scienza? Egli va visto come un antesignano geniale degli interessi empirici, liberi da remore di superstizione, ma facenti ancora parte della magia bianca. Durante la sua esistenza Leonardo era visto come una specie di mago dalla gente comune ed incuteva timore. Certo tante sono state e restano le sue intuizioni che rivelano il suo genio in diversi campi dello scibile. Fondamentali rimangono i suoi convincimenti che l’empiria, la verifica concreta di un principio, è alla base della conoscenza umana, che le parti sono concatenate con il tutto in natura, che il legame tra astrazione geometrica e disegno nelle arti sono inscindibili. Resta tuttavia in Leonardo un limite. La sua indagine empirica (e penso ai suoi tanti disegni del corpo umano) è stata sempre frammentaria, a livello di appunti mai pubblicati. In altre parole egli non è arrivato a farne un metodo ripetibile e quantificabile, come farà nella seconda parte del Cinquecento nel campo dell’anatomia Andrea Vesalio nel suo libro De Humani Corporis Fabrica e come farà Galileo Galilei nel campo della sperimentazione fisica e astronomica all’inizio del Seicento nel Sidereus Nuncius. Leonardo capisce che l’esperienza è la base della conoscenza, ma non arriva a farne un metodo d’indagine verificabile e reperibile da altri. Il vero padre della scienza moderna, l’inventore del metodo sperimentale, è un altro toscano, Galileo Galilei. Fatta questa precisazione, va senz’altro apprezzato il genio di Leonardo in tanti campi. Egli si staglia ancora come una figura intellettualmente gigantesca ed il massimo esponente del Rinascimento che vide nel libero pensiero la fonte della conoscenza e l’essenza della nostra humanitas.

Filippo Salvatore

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