Gli intellettuali. Ne discutono Filippo SALVATORE ed Umberto Dante,.

Gli intellettuali italiani? Dei cortigiani. Ne discutono Filippo SALVATORE ed Umberto Dante,.

Filippo SALVATORE:  – Gli intellettuali italiani, con le dovute eccezioni come Dante, sono stati per secoli e rimangono dei CORTIGIANI. Carriera e cortiginìa, verso il potente di turno, vanno di pari passo. I più altezzosi ed i più conformisti al giorno d’oggi sono gli ECONOMISTI.
Umberto Dante Condivido fraternamente ma ti chiedo: non discende molto dai rinascimentali? In fondo gli intellettuali di Roma antica in gran parte stavano con il senato contro i cavalieri e gli uomini dell’impero. Nel medioevo c’erano democratici come il Dante che citi tu. La rottura avvenne con l’attenzione che il pensiero autoritario dei tiranni quattrocenteschi (papato compreso) diedero alla comunicazione presso i ceti alti. Questo attraverso le corti e gli intellettuali dei due sessi.
Filippo Salvatore: E’ il modello interpretativo seguito da Francesco De Sanctis nello scrivere la sua Storia della Letteratura Italiana. De Sanctis ritiene che cortigianìa e fiacchezza morale nel Cinquecento e Seicento siano state le cause della decadenza italiana, dell’ossequio verso la Chiesa controriformista e del servilismo verso lo straniero.
Ma il problema si pone ogni qual volta avviene il crollo di un paradigma.
Stiamo assistendo al giorno d’oggi a quello prevalso 70 anni fa. All’Italia sconfitta, atlantista, europeista, liberista, globalista – ed alla cultura che ha espresso ed esprime ancora tramite il sistema universitario ed i mezzi d’informazione – sta subentrando il recupero dell’appartenenza nazionale. Quale delle due visioni contrastanti esprime VERAMENTE oggi la libertà di pensiero?

Umberto DANTE: –  L’osservazione di Filippo Salvatore è di respiro e va valorizzata perché sa generalizzare senza semplificare. Mi invita però a riflettere sui 70 anni di dopoguerra (che sono la mia età attuale). Allora ripenso alla mia infanzia, quando le telecronache le faceva Carosio. Nei miei esami di quinta elementare il programma ministeriale mi imponeva di portare per la storia “i dieci personaggi che fecero l’Italia” (tra questi Enrico Toti, Amatore Scesa, Cesare Battisti, Pietro Micca). Salendo sull’aeroplano potrei citare cose come l’Iri, l’Eni, la Rai, Cinecittà, gli ordini professionali, i codici, il Concordato. Per arrivare a cosa? Alle continuità strutturali rispetto al ventennio ma anche alla cultura impartita dalla scuola e dai media. Senza dubbio questo filone italianista (termine frequentatissimo oggi dalla storiografia) è stato investito da ondate critiche. Ma anche queste critiche spesso presentano ambiguità interessanti. L’antiamericanismo e l’antimperialismo del PCI e del ’68 erano del tutto estranei alle predicazioni fasciste contro le plutocrazie? O alle rivendicazioni di Pascoli a favore della “grande proletaria”? E gli atteggiamenti dei corsari contro la Spagna? E la guerra piratesca di Sandokan contro gli inglesi? Lo stesso “più grande partito comunista dell’Occidente non si spiega anche dentro il contesto di un paese bombardato e sconfitto? Il dopoguerra “lungo”, in questa prospettiva, perde parte del suo significato di rottura europeista. Così come alcuni caratteri democratici sono più fatti istituzionali e pubblici che fenomeni estesamente radicati. Li ha generati non la coscienza popolare ma la politica di Togliatti tesa ad impostare la politica italiana sull’asse DC-PCI.

@@@@@@

Filippo SALVATORE, poeta e scrittore è professore emerito della Concordia University in Montreal, Canada.
Umberto DANTE Laureato a Cagliari, docente emerito di Storia Contemporanea all’Università dell’Aquila e di Storia delle Comunicazioni di massa a Roma “La Sapienza”.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: