Mimmo Lucano ed il “sistema Riace”

Per Mimmo Lucano è arrivato il regalo di Natale sotto forma di comunicazione della chiusura delle indagini da parte della Procura di Locri. Riassumiamo brevemente la vicenda, un po’ il simbolo dell’accoglienza esaltata e portata ad esempio dai campioni del buonismo, a cominciare dai due assi, sora Laura Boldrini e don Roberto Saviano: è stato arrestato il 2 ottobre nell’ambito di un’inchiesta avviata dalla procura di Locri diciotto mesi fa (più o meno nel marzo aprile del 2017, governo Gentiloni) con l’accusa di favoreggiamento dell’immigrazione clandestina e affidamento fraudolento diretto del servizio di raccolta dei rifiuti a due cooperative della zona. In pratica, in base ad un’intercettazione telefonica Lucano avrebbe organizzato un matrimonio di comodo tra un’immigrata nigeriana ed un cittadino italiano pur in presenza di una richiesta d’Asilo negata per tre volte; l’altra accusa riguarda l’affidamento diretto di appalti per la raccolta porta a porta e il trasporto dei rifiuti alle cooperative Eco-Riace e L’Arcobaleno dall’ottobre 2012 fino all’aprile 2016, senza che fosse indetta una gara d’appalto e senza che le due cooperative fossero iscritte nell’albo regionale come previsto turbata libertà degli incanti). La Procura contesta a Lucano anche associazione per delinquere, truffa, falso, concorso in corruzione, abuso d’ufficio e malversazione. Adesso il pm contesta anche i reati più gravi per i quali il gip non aveva ad ottobre accolto la richiesta d’arresto. Le dichiarazioni di Lucano non si sono fatte attendere “Sono tranquillo con la mia coscienza perché non ho fatto niente, anzi ho cercato di aiutare umanamente e non mi sono approfittato di nulla; mi auguro che prevalga la coscienza”. Ma non sono gli unici reati contestati Si devono aggiungere voti, migranti trattati come numeri, 2 milioni di euro spariti che il sindaco avrebbe usati per fini personali, fatture false, costi gonfiati, gestione opaca, gravi irregolarità, perfino la cresta sulle spese di carburante. Tutto questo nonostante il prefetto Morcone l’avesse avvertito di stare attento. Tutto questo, ripeto, con la benedizione del Pd, del papa, dei sindacati della parte “sana” degli italiani: ed in effetti non dubitiamo che tale sistema ed il suo gestore, potesse essere approvato entusiasticamente dal Pd, come dimostra da un altro esponente del Pd calabrese, addirittura il presidente della Regione, Mario Oliverio accusato di abuso d’ufficio, con l’aggravante di aver favorito la ‘ndrangheta. Il governatore della Calabria è finito in un’inchiesta, coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro, che ha fatto luce su una serie di appalti per i quali la guardia di finanza ha riscontrato i reati di falso, corruzione e frode in pubbliche forniture.
Elio Bitritto

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