Certificato antifascista


Tra le ultime buffonate di una sinistra in crisi, alla ricerca di una ragione per essere ancora considerata “vivente” c’è la menata del certificato antifascista per chi chiederà al Comune (per ora sono ancora pochini) uno spazio pubblico. La prima osservazione che mi sento di fare è che viene conculcata, in nome della Costituzione tirata per la giacchetta e per i pedalini, la libertà di espressione riferita dall’art. 21: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure”. Probabilmente, convinti come sono, che anche la contraddizione sia scritta nella Costituzione, confondono il pensiero con l’azione. Ancora, a corollario di quanto sopra, come si fa, se non geneticamente condizionati, a temere un pericolo “fascista” in un’Europa ed in un mondo che non presenta NESSUNA delle premesse per cui nacque il fascismo: è chiaro che siamo di fronte ad una discriminazione ideologica dettata dalla lotta per la sopravvivenza ideologica. Un altro aspetto mi viene in mente: dopo settanta anni di vita democratica, dopo settanta anni di pensiero dominante in cui la cultura è stato appannaggio della sinistra, siamo al punto che questi cialtroni della parola ammettono di essere stati incapaci di aver dato compimento al primo e più importante articolo della Costituzione italiana, ammettono di non volere dare attuazione all’articolo 48 in tema di libertà di voto “Sono elettori tutti i cittadini, uomini e donne, che hanno raggiunto la maggiore età. Il voto è personale ed eguale, libero e segreto. Il suo esercizio è dovere civico”. C’è ancora una considerazione che mi va di fare: non è possibile che i cittadini ed i sindaci che hanno approvato o si apprestano ad introdurre questa norma, non si siano accorti, non abbiano conoscenza del fatto che il signor “Pinco Pallino” che richiede uno spazio pubblico per una qualsiasi manifestazione sia un fascista o potenzialmente tale. Si è fascista per tutta una serie di comportamenti, ben individuati dalle solerti forze antifasciste presenti nel Paese, nei sindacati, nei lavoratori, nelle Forze dell’Ordine, negli studenti, nelle sezioni dei partiti: oggi si sa tutto di tutti de questi cialtroni della parola hanno bisogno di un’autocertificazione! questi cialtroni della parola cosa faranno se il richiedente uno spazio pubblico auto-certifica di essere democratico e poi si mette ad esaltare il fascismo oltre ad interrompere la manifestazione? Quali le conseguenze? E veniamo alla “dichiarazione o sottoscrizione” “Nella dichiarazione il soggetto affermerà di riconoscere e rispettare i principi, le norme e i valori della Costituzione italiana, repubblicana e antifascista, che vieta ogni forma di discriminazione basata su sesso, razza, lingua, religione, opinioni politiche, condizioni personali e sociali”: tutto ciò nello stesso momento in cui, ti impedisce do esprimere il suo pensiero che, a questo punto, diventa “pensiero unico”. “A me me pare ‘na ….”
Elio Bitritto