Difesa e promozione dell’italiano nel mondo

Quali conclusioni trarre dalla conferenza dei direttori degli Istituti Italiani di Cultura conclusasi qualche giorno fa alla Farnesina a Roma?
Eccone due:
1. Il Governo italiano dovrebbe cambiare politica e riconsiderare il finanziamento degli enti gestori che continuano a presentare l’italiano come lingua d’emigrazione. L’italiano va presentato ed insegnato come lingua curricolare tramite accordi con gli assessorati nei vari paesi del mondo.È un discorso fatto già nel lontano 2000 a Montreal in un convegno intitolato: L’italiano da lingua d’immigrazione a lingua di cultura. Ben vengano quindi i cambiamenti e l’utilizzo intelligente delle risorse. Eliminiamo i carrozzoni in mano ai ‘ professionisti dell’emigrazione’. Ce ne sono tanti nel mondo!

2. L’Italia, un paese di una ricchezza culturale unica al mondo, ha dato poca importanza finora alla diffusione della sua lingua nel mondo. È stato paradossalmente il colonialismo del suo proletariato, attraverso l’emigrazione, che consiste al giorno d’oggi di quasi 80 milioni di persone, a rendere l’Italiano,( o meglio molto di più i suoi dialetti), una lingua conosciuta in tanti paesi del mondo. Il numero degli italofoni ed italofili si aggira oggi intorno ai 150 milioni di persone. Un numero consistente di uno dei paesi più importanti del mondo.
La presenza degli oriundi italiani che fanno ormai parte della classe media o medio alta nei paesi in cui si sono stanziati e vivono e la nuova emigrazione di giovani con un alto livello d’istruzione, rende l’Italiano al giorno d’oggi il veicolo di un paese con una illustre tradizione verso cui tanti nutrono interesse e simpatia anche se non sono d’origine italiana.
Ma i primi a credere nel potenziale dell’italiano come lingua internazionale devono essere gli italiani stessi, soprattutto le sue élites. La classe dirigente italiana imita pappagallescamente, invece, la civiltà anglofona anglo-americana ed è veramente stomachevole vedere come nei mezzi d’informazione si trova un uso continuo di inutili anglismi. Questa è la mentalità che va cambiata al più presto. Chi, come loro, non si rispetta non merita di essere rispettato.
Bisogna quindi, in questo frangente storico particolare,- nel secondo decennio del terzo millennio- far fare all’italiano un salto di qualità. L’Italia deve fare una politica molto capillare di difesa della propria lingua all’interno dell’Unione Europea ( firmare accordi bilaterali per l’insegnamento dell’italiano con gli altri paesi dell’UE e fare dell’italiano una delle lingue di lavoro dell’UE) e di diffusione nel resto del mondo.
Si parta da questo principio: la cultura dà pane, grazie agli indotti che produce e dà prestigio all’Italia nel mondo.
E il prestigio, sinonimo di qualità, è una calamita irresistibile. La lingua è il veicolo della identità italiana. Per ogni persona che impara e parla l’italiano senza esserne di origine, l’Italia aumenta il proprio prestigio nel mondo. E per citare quello che diceva l’umanista Lorenzo Valla nel Quattrocento a proposito del latino: ‘Là dove si ode e si parla la lingua di Roma, regna il genio latino.’
Si spenda quindi di più e soprattutto meglio per promuovere la lingua e cultura italiane nel mondo. Il prestigio del Regno Unito, in fondo una piccola isola, deriva dal fatto che la sua lingua è parlata nel mondo. E l’Italia, culturalmente parlando, non ha niente da invidiare al Regno Unito.