Il pericolo del Global Compact


Quando si parla di accoglienza si pensa subito ad un atto caritatevole e assolutamente condivisibile: dietro questo nobile sentimento si cela, però, oltre ad una grande insidia, la sicurezza, un altro molto meno nobile fine, quello della tratta degli schiavi. Certo schiavi moderni non quelli dalla faccia esclusivamente nera ed in catene, ma quella di esseri umani usati, sfruttati e scartati come un qualsiasi oggetto di consumo. Mi si dirà “ma firmare il Global Compact NON è obbligatorio”! Come al solito i mentitori seriali equamente distribuiti tra ONE ed UE non aggiungono che intanto si verrà esposti alla gogna mediatica ed al pubblico ludibrio ma, soprattutto, non aggiungono che, a corollario della oscena proposta vi sia la possibilità (e quando si tratta di soldi la “possibilità” si trasforma in “certezza”) di pagare pesanti sanzioni. E’ di tutta evidenza che in Europa ed in America gli “indigeni” non ne vogliono sapere di dividere quanto da loro costruito con altri che potrebbero porsi in concorrenza nel lavoro determinando un abbassamento delle remunerazioni: si tratta di un principio ben noto agli economisti “quanto più una merce, un bene, un servizio , ecc è scarso, tanto più vale: al contrario, a fronte di una offerta di lavoro alta, tanto minore sarà la “paga”. Passando all’altro aspetto, quello della sicurezza, non si può inquadrare l’immigrazione come un “diritto umano” (considerato che il primo diritto è vivere e lavorare nel proprio Paese) senza tenere nella giusta considerazione la sicurezza. Paesi come gli Stati Uniti, gli stati del Golfo, quelli dell’est europeo, dello stesso Messico con altri Paesi latino-americani e tanti altri si sono defilati: l’Italia affida, una volta tanto, al popolo italiano, attraverso il Parlamento, la scelta di accettare o rifiutare la proposta. Quale possa essere il pericolo di un’immigrazione incontrollata dovrebbe essere chiaro a tutti ma vivere come fanno i nostri buonisti in servizio permanente effettivo è diverso dal modo di vivere della gente “normale”. E, tanto per essere chiaro, non mi riferisco tanto alla immigrazione proveniente da Paesi con radici cristiane o anche asiatiche nelle loro diverse sfaccettature: mi riferisco a Paesi di cultura islamica, quelli per i quali Bin Laden profetizzava “Con le vostre leggi vi invaderemo, con le nostre leggi vi domineremo”. Ed allora vedremo, come già avviene, intere giovani e giovanissime famiglie di cultura islamica, con mogli e figli che inizialmente non chiedono nulla, poi pretenderanno la scuola su misura, i quartieri su misura, la sanità su misura, l’applicazione della Sharia, negazione di tutte le Leggi che hanno “fatto” la Civiltà Occidentale (come già accade a Londra ed a Stoccolma). Quei bambini che tra dieci, quindici diciotto anni saranno elettori e si creeranno un partito islamico in Parlamento e sarà interessante (anche se a me non sarà consentito), vedere come si potrà conciliare con le Istituzioni del Paese. Forse qualcuno si pentirà di aver dato la priorità alle unioni fra omosessuali ed all’annullamento delle differenze sessuali (che, nel Corano, hanno un posto in prima fila …!).
Elio Bitritto

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