Global Warming!!!

 

Si susseguono gli allarmanti … allarmi degli … allarmati … allarmatori! La Terra ha la febbre, alta, no! altissima! anzi ancor più che altissima ed è tutta colpa dell’uomo che si ostina bruciare combustibili fossili liberando nell’atmosfera tonnellate di CO2. Rimedio immediato? l’accordo di Parigi che vede l’adesione entusiasta di nazioni intere ma che di ragionevole ha molto poco. Non voglio tornare sulle argomentazioni scientifiche che non negano la responsabilità dell’uomo ma, la limitano ad una percentuale che è ridicolmente irrisoria rispetto ad un fenomeno che non è gestibile con le misure che si vogliono adottare.
Su focus dello scorso luglio (se non ricordo male) c’è un interessante articolo che evidenzia un aspetto che i catastrofisti non prendono in considerazione, l’attività solare che si presenta all’osservazione astronomica bellissimo e senza macchie; sì, proprio senza macchie come voleva il dogma aristotelico. Oggi conosciamo meglio il fenomeno delle macchie solari e ne parliamo perché alla loro presenza o meno sulla superficie solare possono essere attribuite alcune conseguenze sulla Terra. A questo proposito riporto integralmente l’articolo tratto appunto, da www.focus.it.
Assenza di macchie solari sul nostro Sole: il grande dibattito sugli effetti!
Dalla fine di giugno non si vedono macchie sulla superficie del Sole: che cosa cambia per la Terra (e per noi) in questo periodo di bassa attività solare? I giorni di piena assenza di macchie solari sul Sole continuano: dal 28 giugno a tutt’oggi non se ne è vista nemmeno l’ombra, fatto che, in tempi recenti, ha un solo precedente, nel 2009, quando la nostra stella segnò un “minimo” molto profondo. Quelle che chiamiamo macchie solari sono regioni della superficie del Sole che si trovano a una temperatura inferiore (attorno ai 4.000 °C) rispetto alle aree vicine (attorno ai 6.000 °C), perciò appaiono più scure, caratterizzate però da una intensa attività magnetica.
Le macchie sembrano essere il risultato di “tubi di flussi magnetici”, che dall’interno del Sole vanno verso l’esterno e che in certi punti – là dove compaiono le macchie – si arrotolano sui se stessi fino a “bucare” la superficie solare. In quelle condizioni il flusso di calore è ostacolato, e questo spiega perché quelle regioni sono più fredde rispetto a quelle vicine. In virtù di meccanismi molto complessi il numero di macchie varia secondo cicli che mediamente hanno una durata di 22 anni, durante i quali aumenta fino a un valore massimo (11 anni) per poi diminuire a valori minimi. Un minore numero di macchie significa però una minore attività solare, e dunque minore emissione di energia. Cosa comporta per il nostro pianeta? E qui nasce il dibattito, a tratti feroce, in rete.
Farà più freddo o Pioverà di più? O accadranno entrambe le cose? La differenza tra la quantità di energia che il Sole emette quando è ai massimi e quando è ai minimi è di circa lo 0,1 per cento. Un valore in apparenza molto piccolo. Tuttavia, la prima conseguenza è la riduzione delle emissioni di radiazioni ultraviolette – che provoca un raffreddamento dell’atmosfera più alta del nostro pianeta.
Il raffreddamento produce una contrazione dell’involucro di atmosfera, lo fa collassare – seppure di poco: quel tanto che basta a fare mancare (di poco) il suo sostegno a molti satelliti e alla Stazione spaziale (le cui orbite possono essere corrette), oltre che a una quantità indeterminata di spazzatura spaziale, che ha così più probabilità di precipitare. Una minore intensità del Sole dà anche modo ai raggi cosmici di penetrare con maggiore intensità nel Sistema Solare, e questo, in effetti, già accade: le radiazioni cosmiche in prossimità della Terra sono del 13% superiori rispetto a pochi anni fa.
Un aumento dei raggi cosmici che arrivano sul nostro pianeta potrebbe voler dire una maggiore nuvolosità, e un possibile raffreddamento, perché questi aiutano le particelle dell’atmosfera a diventare nuclei di aggregazione del vapore acqueo, ma un cielo più nuvoloso potrebbe anche voler dire una minore perdita di calore verso lo spazio, l’irraggiamento termico. Anche senza ipotizzare mini glaciazioni, potrebbe comunque esserci un raffreddamento dell’atmosfera che potrebbe durare alcuni anni, oppure esserci un aumento della copertura nuvolosa con mantenimento del calore nei bassi strati, con contrasti più elevati e fenomeni più intensi… Complicando così ancora di più tutti i discorsi attorno al riscaldamento globale. A questo punto si può con onwestaà affermare, senza alcun dubbio, che la Terra sta precipitando verso temperature proibitive?
Red