Meglio l’uovo oggi …

 

Ad alcuni mesi di distanza dall’insediamento dell’attuale esecutivo è forse ancora presto per formulare giudizi sul suo operato, anche se alcune dinamiche relative all’azione politica del Governo Conte e della maggioranza che lo sostiene sembrerebbero delineate. In effetti, dal punto di vista della politica economica come in politica estera e in materia di sicurezza l’obiettivo conclamato delle attuali forze di governo è quello di agire secondo una discontinuità evidente rispetto alle coalizioni di governo precedenti. Per quel che concerne l’assetto della maggioranza di governo, anche qui la differenza, rispetto alle compagini precedenti, è evidente: di troviamo di fronte, infatti, ad una vera e propria diarchia. Vista la composizione bipartitica della maggioranza gialloverde, infatti, è facilmente deducibile che il funzionamento del governo si regge sul rapporto e sulle convergenze tra i due azionisti dello stesso, ovvero il M5S e la Lega, e, tenuto conto del leaderismo oramai imperante, tra i due leader politici di riferimento dei soggetti politici appena menzionati, ovvero il pentastellato Luigi Di Maio e il leghista Matteo Salvini. Fermo restando il ruolo di moderatore e di federatore del premier Giuseppe Conte, ruolo, specialmente a tratti, piuttosto impegnativo, è chiaro che, ai fini della tenuta della maggioranza, l’asse Salvini-Di Maio è decisivo. Ma ci sono questioni sul tappeto che rischiano di incrinarlo: dalle grandi opere alla giustizia, dalla sicurezza all’economia. Per quel che concerne le ultime due, sembra che la quadra, almeno per ora, sia stata trovata. Ma sulla sicurezza si è manifestata una certa insofferenza da parte di certi settori del M5S. Probabilmente la parte più sinistrorsa del Movimento mal digerisce la stretta salviniana soprattutto sull’immigrazione ma anche, in generale, la concezione di sicurezza – e di legittima difesa – propria della Lega e del suo attuale leader. E, visti i numeri del governo in Senato, questo potrebbe, alla lunga, diventare un problema. Per quanto riguarda la giustizia, la querelle sulla riforma della prescrizione (in particolare: il blocco del corso della prescrizione dopo il primo grado di giudizio voluto fortemente dal M5S) sembra essere terminata col recente accordo Lega-M5S che ne ha sancito l’entrata in vigore insieme alla riforma del processo penale, nel 2020. Si tratta di un compromesso, visto che i pentastellati avrebbero voluto la riforma della prescrizione immediatamente ma Salvini non ha nascosto il timore che ciò avrebbe portato a “processi infiniti” e la ministra Giulia Bongiorno ha definito la sospensione della prescrizione al primo grado di giudizio “una bomba nucleare sul processo”. Sulle cosiddette grandi opere, invece, a partire dal TAV, trovare la quadra sembra difficile, vista la contrarietà evidente di buona parte del M5S e la posizione, diametralmente opposta, della Lega salviniana. Giova osservare che Forza Italia e Fratelli d’Italia su TAV e grandi opere hanno una posizione simile a quella della Lega che, in molte amministrazioni locali – anche quelle più direttamente toccate dalle opere pubbliche – governa proprio con le altre forze di centrodestra. Forze di centrodestra per nulla d’accordo su uno dei punti salienti del contratto di governo, il reddito di cittadinanza, cavallo di battaglia del movimento di Di Maio. È chiaro che, per Salvini, stare al governo con Di Maio a Roma e col duo Berlusconi-Meloni in (un buon numero di) regioni e comuni non è tanto semplice. Tanto più che col rallentamento dell’economia in atto certi provvedimenti appena decisi dal governo gialloverde, in particolare il già citato reddito di cittadinanza, rischiano di risultare veramente costosi per le finanze pubbliche. Ma, con l’approssimarsi delle elezioni europee, senza considerare che nei prossimi mesi si voterà comunque per eleggere i governi di diverse regioni ed altri enti locali, né Salvini né Di Maio vorranno dare l’impressione di rimangiarsi le promesse fatte. Tanto più che i sondaggi danno le due forze politiche che compongono la maggioranza di governo sostanzialmente appaiati e il sistema elettorale proporzionale delle elezioni europee porterà ogni partito (o movimento) a correre da solo, la qual cosa sarà utile anche a verificare i rapporti di forza. Negli ultimi mesi, come è evidente, è proseguita la crescita, nelle intenzioni di voto, della Lega che ha sostanzialmente raggiunto la consistenza del M5S che, secondo molti osservatori, ha subìto l’attivismo di Salvini in materia di immigrazione e rapporti con l’Europa. Il reddito di cittadinanza potrebbe ridare fiato – e consensi – ai pentastellati permettendo loro di presentarsi alle elezioni europee con un’immagine più forte. Entrambi i diarchi della maggioranza di governo hanno dichiarato, più volte, l’intenzione di far arrivare l’Esecutivo Conte a fine legislatura. E allo stato attuale delle cose, è molto probabile che si adopereranno affinché ciò accada. Soprattutto il M5S: se la legislatura si interrompesse, infatti, il movimento fondato da Grillo (e Casaleggio) e diretto ora da Di Maio non avrebbe molte possibilità di tornare al governo correndo da solo, e l’idea di partecipare ad una coalizione elettorale non sembra attualmente praticabile per i vertici pentastellati. Salvini, invece, ha il vantaggio di poter contare su di un secondo forno, ovvero di potersi alleare con le altre forze di centrodestra e, coi numeri attuali, il trio Salvini-Berlusconi-Meloni vincerebbe, ovvero arriverebbe primo alle elezioni. Ma gli umori popolari possono cambiare, e un’interruzione della legislatura potrebbe avere effetti imprevedibili dal punto di vista elettorale, e alle elezioni politiche non basta arrivare primi – cosa che il Centrodestra ha già fatto nel marzo scorso – ma bisogna raggiungere la maggioranza assoluta dei seggi in ambedue le Camere, maggioranza possibilmente non risicata, e col sistema elettorale attuale la cosa è tutt’altro che scontata. Senza considerare che Salvini è già al governo, anche se i suoi numeri in Parlamento non sono quelli che gli attuali sondaggi gli pronosticano in caso di elezioni, e non è detto che governare le altre forze di centrodestra sarebbe tanto più facile che farlo coi pentastellati. Allo stato attuale delle cose, quindi, e fatta salva la possibilità di eventi imprevisti e imprevedibili, sembra che sia meglio l’uovo oggi che la gallina domani, per entrambi i diarchi.

Marco Sfarra

 

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