Non si smentiscono mai

Anche se inaccettabile, credo si possa capire che la Storia la scrivano i vincitori: ma che poi, si aggiunga anche la protervia “democratica” di vietare di dissentire da quanto la vulgata esalta consente di capire chi è certa gente. Per questa gente la seconda guerra mondiale non è ancora finita e, pur nella assenza di tutte le condizioni storiche, economiche e sociali che portarono alla nascita del fascismo, lo riesumano come un qualsiasi spaventapasseri.
Specialisti nella “resistenza” alla verità scomoda, questi “partigiani” del politicamente corretto si ripetono oggi minacciando querele e presidi antifascisti contro l’ultimo libro di Gianfranco Stella “Compagno mitra”.
Per dare un’idea di chi sono questi “partigiani” della verità non possiamo non ricordare che Giampaolo Pansa non può essere sospettato di simpatie destrorse. . Naturalmente questa gente crede che la Storia la si scriva con la mano sinistra riportando i miti e tacendo sugli errori (altro eufemismo). Non sono state poche le occasioni per le contestazioni (eufemismo) da parte dei centri sociali e perfino di alcuni storici (o pseudo tali) che accusarono l’autore di “revisionismo”, quasi un sacrilegio. Il fatto è che se le accuse di revisionismo le fanno i ragazzotti dei centri sociali si può anche capire: ma se certe accuse vengono dal mondo accademico, da “storici” di professione, se ne può dedurre che si tratta di pennivendoli al servizio di una ideologia senza se e senza ma. Dico questo perché la Storia, per definizione è “revisionismo” perché ogni giorno vengono alla luce fatti nuovi DOCUMENTATI, per cui cronache, date e logiche deduzioni, anche se acquisite e consolidate, devono essere riviste. Per inciso dirò che perfino Napolitano condannò quegli estremismi democratici e pure Luzzatto, dopo una iniziale perplessità, dichiarò che nelle sue opere “nulla si inventa” e c’è “rispetto per la Storia”.
Storia che si ripete oggi in occasione della presentazione dell’ ultimo libro di Panda sulle atrocità partigiane a Reggio Emilia. La città non sembra scelta a caso perché, come anticipa lo stesso Stella nella sua pagina facebook, “Alla resistenza reggiana mi preme dedicare un capitolo di questo libro per la semplice ragione che è stata, secondo la mia opinione, la più spietata, e secondo quella di Togliatti la più turbolenta (ultimo eufemismo). La resistenza reggiana si rivolse con estrema ferocia non solo verso i fascisti o ex fascisti o presunti fascisti, tedeschi e in generale verso gli anticomunisti, i senza partito, ma anche verso partigiani, eliminati per la loro neutralità manifesta o per la loro critica sul comportamento estremo del partigianato comunista che non tollerava presunte deviazioni o atteggiamenti autonomisti. Ho i dati di almeno sessanta partigiani eliminati per questi motivi, alcuni dei quali anche dopo il 25 aprile, un numero doppio rispetto alle analoghe uccisioni di altre province”.
Così come il comunismo alla caduta del Muro di Berlino ha evitato di fare autocritica (è un’abitudine consolidata) forse anche l’Anpi ed i centri sociali dovrebbero cominciare a fare un esame di coscienza che tenga conto dei documenti oltre che della passione, non foss’altro per cominciare ad assaggiare quella che i comuni mortali definiscono amore per la “verità” … tutta!
Elio Bitritto