La testuggine

“Dobbiamo essere compatti. Molto compatti. Fusi insieme. Come lo era la testuggine romana”. Così Luigi Di Maio, sul blog delle stelle. Il leader pentastellato, nello stesso articolo, non ha mancato di accusare “tutti gli avversari esterni” ovvero “media, partiti, tecnocrati” di aver messo “sotto attacco totale” l’attuale maggioranza di governo. L’attacco in questione sarebbe stato scatenato dopo la presentazione della Manovra del Popolo da parte del governo. Indubbiamente è in atto un braccio di ferro tra la maggioranza gialloverde e le istituzioni europee legato alla manovra economica e soprattutto al rapporto deficit/pil che ne deriverà (2,4%). Inoltre, alla presentazione della manovra è seguita un’impennata dello spread e una serie di critiche provenienti da istituzioni economiche nazionali e internazionali. Il braccio di ferro con le istituzioni europee, se non si arriverà ad un qualche compromesso, potrebbe portare ad eventuali sanzioni per il mancato rispetto delle norme di bilancio (e degli impegni presi), anche se la cosa, allo stato attuale, non è all’ordine del giorno. Ma i problemi non sono solo esterni. Il Decreto Sicurezza e l’abolizione della prescrizione dopo il primo grado di giudizio stanno mettendo alla prova la tenuta dell’attuale maggioranza. Per quel che concerne il primo, è recente l’approvazione da parte del Senato. Il provvedimento dovrà ora essere approvato dalla Camera, dove i numeri mettono al riparo da ogni sorpresa. Ma, per l’approvazione in Senato, è stata posta dal governo la fiducia. Infatti, i numeri dell’Esecutivo Conte sono lì decisamente più risicati e il mal di pancia interno ad una parte dei pentastellati, che ha portato alcuni senatori a votare contro il provvedimento nonostante la fiducia, ha provocato alcune fibrillazioni all’interno della maggioranza. Per l’abolizione della prescrizione, invece, è l’asse con Salvini che ha registrato qualche scricchiolio, vista la contrarietà della Lega ad un provvedimento di questo tipo. L’accordo sembra sia stato trovato, ma più di un osservatore ritiene che l’asse Salvini-Di Maio sia destinato ad incrinarsi. I due diretti interessati, ogni qual volta ne capita l’occasione, affermano l’esatto contrario. Ferma restando l’impossibilità di prevedere il futuro, alcune considerazioni possono essere fatte. Indubbiamente un governo di coalizione si regge sul comune denominatore tra le forze che lo sostengono, e sulla mediazione costante tra le stesse. E, da questo punto di vista, la situazione dell’esecutivo attuale non è peggiore di altre, anzi: è più facile trovare la quadra in una maggioranza bipartitica che in una multipartitica, visto che tot capita tot sententiae. Detto questo, però, va notato che i numeri risicati di cui l’alleanza gialloverde dispone in Senato, unito ad una certa eterogeneità, in termini di elettori ed eletti, tra i due partiti che compongono la maggioranza, potrebbero mettere a repentaglio la tenuta della coalizione, specie su certi provvedimenti come le grandi opere, e in materia di sicurezza e giustizia, dove spesso i punti di vista dei due azionisti del governo Conte tendono a differenziarsi. I numeri in Senato, in particolare, espongono l’attuale esecutivo al rischio di rimanere, in fase di votazione, ‘appeso’ ai distinguo o ai desiderata del singolo senatore, come è già successo ad altri governi non troppo tempo fa, la qual cosa non ha permesso loro di andare molto lontano. Come si è scritto poc’anzi, per l’approvazione del Decreto Sicurezza è stato necessario porre la fiducia in Senato, soprattutto a causa del malessere interno ai pentastellati, e ciò nonostante la compattezza della testuggine di Di Maio è venuta meno, con la defezione e il voto contrario di diversi senatori. E non è possibile escludere che la cosa possa ripetersi. Teoricamente si potrebbero allargare i numeri della maggioranza chiedendo il sostegno di Fratelli d’Italia, ma difficilmente il partito di Giorgia Meloni, nonostante l’affinità programmatica con la Lega, potrebbe votare un provvedimento se il governo dovesse porre la fiducia, come si è visto proprio in occasione dell’approvazione del Decreto Sicurezza da parte del Senato. È francamente poco probabile che la Meloni e i suoi votino provvedimenti senza poter partecipare al loro iter formativo e senza poter contribuire a determinarne il contenuto, tant’è che proprio sul provvedimento di cui sopra i distinguo da parte dei Fratelli d’Italia non sono stati solo sul metodo ma anche sul contenuto stesso. Le cose potrebbero cambiare se, come alcuni osservatori ogni tanto ipotizzano, Giorgia Meloni e i suoi entrassero nella compagine governativa, che a quel punto avrebbe dei numeri decisamente più solidi, il che farebbe la differenza soprattutto in Senato. Ma la cosa, allo stato attuale, sembra poco probabile, visto che per il M5S ciò comporterebbe uno spostamento a destra del baricentro della maggioranza, cosa per i pentastellati decisamente indigesta. La stessa Meloni ha dichiarato di non voler entrare nel governo “come stampella” e di non essere a caccia di “strapuntini o poltrone”. Quindi, se non dovessero arrivare soccorsi esterni di qualche genere, l’attuale coalizione di governo, per continuare ad essere tale, dovrà serrare i ranghi e mantenersi compatta, come una testuggine.

Marco Sfarra