Il 4 novembre antifascista di Mattarella

Quale migliore occasione per il presidente Mattarella, del 4 Novembre, giorno dell’Unità Nazionale e Giornata delle Forze Armate, per veleggiare pindaricamente su Europa, globalizzazione. Fascismi veri, presunti o temuti in un discorso retorico, fuori luogo e fuori tempo. Invece di parlare diffusamente di una epopea o di una tragedia, a seconda dei punti di vista, il presidente si lancia in una esaltazione di valori, assolutamente condivisi, che avrebbero meritato una diversa collocazione temporale.
“Nessuno Stato, da solo, può affrontare la nuova dimensione sempre più globale. Ne uscirebbe emarginato e perdente. Soprattutto i giovani lo hanno compreso. Oggi possiamo dirlo con ancora maggior forza: l’amor di Patria non coincide con l’estremismo nazionalista. Le democrazie hanno bisogno di un ordine internazionale che assicuri cooperazione e pace altrimenti la forza dei loro stessi presupposti etici, a partire dall’inviolabilità dei diritti umani, rischia di diventare fragile di fronte all’esaltazione del potere statuale sulla persona e sulle comunità”. Prosegue il presidente “Il 4 novembre 1918 è il giorno della piena conquista dell’Unità d’Italia, con Trento e Trieste, al prezzo di centinaia di migliaia di morti e di sofferenze immani ma poi il fascismo fece propria e diffuse l’idea della guerra generatrice della Patria, attraverso il sangue degli italiani. E l’esasperazione del nazionalismo fu posta alla base di una supremazia dello Stato sul cittadino, di una chiusura autarchica”, oggi possiamo dirlo con ancora maggior forza: l’amor di Patria non coincide con l’estremismo nazionalista l’amor di Patria oggi è inscindibile con i principi della nostra Costituzione, che ne sono il prodotto e il compimento”.
Cosa c’azzecca la celebrazione della Vittoria con il fascismo e con i suoi guasti lo sa solo lui: sembrerebbe che alla base del fascismo ci sia stata la Vittoria! Aggiunge il presidente (bontà sua) che non teme “la ricomparsa degli stessi spettri del passato, pur guardando con preoccupazione a pulsioni di egoismi e supremazie di interessi”. Democristianamente criptico si capisce dove vuole andare a parare: infatti, prosegue “l’Europa si è consolidata nella coscienza degli europei, molto più di quanto non dicano le polemiche legate alle necessarie, faticose decisioni comuni nell’ambito degli organismi dell’Unione Europea”. A me pare un chiaro riferimento a questo governo, tanto è vero che aggiunge, a capo chino, come si addice a un fiero presidente “A volte questa interdipendenza appare a taluno come un vincolo … di fronte a una crisi, a un’insufficiente capacità di governo dei processi globali, si cerca nel focolare domestico la protezione dagli effetti dell’interdipendenza. Ma nessuno Stato, da solo, può affrontare la nuova dimensione sempre più globale. Ne uscirebbe emarginato e perdente. Soprattutto i giovani lo hanno compreso. Sono cresciute giovani generazioni che si sentono italiane ed europee”. Verissimo se quello Stato fosse adeguatamente difeso da chi di dovere, se quello Stato non fosse preda degli appetiti e delle invidie dei nostri vicini i quali continuano a definire i nostri ministri dei piccoli Mussolini, se quello Stato non soffrisse della sorda indifferenza del Capo di quello Stato.
Elio Bitritto