Al Presidente … di parte

Caro Presidente, non avrei mai voluto scrivere questa lettera dopo quella di qualche settimana fa ma la Sua assenza, umana prima che istituzionale, mi induce a rappresentarLe un sentimento diffuso tra la gente comune, quella gente cui appartengo anche io, popolano, populista, sovranista, faccia Lei.

Pensavo che i ripetuti insulti di indecenti esponenti di questa pseudo “unione europea” accaduti nei giorni scorsi fossero ormai un ricordo, sia pure spiacevole ma così non è stato. Gli stessi esponenti insistono con gli stessi insulti: a quelli se ne aggiungono altri, anche italiani, tutti con lo stesso scopo di mettere in difficoltà un governo che, Le piaccia o no, è stato scelto dalla maggioranza degli italiani. La prassi (perché di prassi si tratta) della gendarmeria e forse delle forze speciali francesi che “scaricano” (mi spiace per il verbo “scaricare” ma è quello che i famosi cugini fanno ormai da tempo) i clandestini in Italia o che fermano addirittura i cittadini italiani in territorio italiano, è più che vergognosa ma forse Lei non è informato (anche se mi è difficile crederlo). L’assenza di qualsiasi Suo commento dopo l’ennesimo brutale assassinio di una ragazzina da parte di clandestini in Italia nonostante il foglio di espulsione e nonostante il “permesso umanitario” di cui si fregiavano e che evidentemente è stato dato con troppa facilità, è …. lo dica Lei, Presidente, perché io non ho le parole giuste, sono solo un modesto professore in pensione. Mi chiedo, a questo punto, quale sia il Suo ruolo: come Presidente della Repubblica e come Presidente del CSM, così come commenta ogni atto relativo alle scelte di politica economica di questo governo, potrebbe, anzi “dovrebbe” dire, sia pure velatamente come il protocollo insegna (la famosa “moral suasion”), che l’accusa di “sequestro di persona” formulata nei confronti di Salvini a proposito della nave Diciotti, era quanto meno velleitaria; e potrebbe spendere anche qualche parola (farebbe ancora in tempo anche se “i buoi sono scappati”) a proposito della sparizione (ha letto bene sparizione) degli eritrei a bordo di quella nave. Ma quegli insulti, quelle atrocità, quelle accuse non sono state degne della Sua attenzione nel mentre invita il governo a “dialogare” con la Commissione che di dialogo non vuol sentir parlare se non in termini di accettazione dei diktat. Quale dialogo se Lei non riesce a vedere che si tratta di un monologo che dura da anni e di cui Lei in prima persona avrebbe dovuto accorgersi. Chiudo con una esportazione che non credo avrà un seguito: Lei è il “primus inter pares”: vorrei sottolineare la seconda parte della espressione “inter pares” perché ancora una volta Lei appare di parte e questo non solo non è corretto ma è SCORRETTO.
Elio Bitritto