La sinistra impotente che rimastica Marx e Gramsci

A proposito del Decalogo reso noto da L’Espresso per uscire dal buio in cui si trova la sinistra italiana. Molto meglio del Decalogo i dieci comandamenti. Poi ho ascoltato il Testamento di Tito di Fabrizio De André e la lettura del decalogo è diventata indigesta ribollita ideologia marxista. I dieci autori degli articoli non si rendono conto che il pensiero di Marx, concepito per un mondo pre-industriale, non riesce più a fornire soluzioni in un mondo post-industriale. In Italia bisogna tornare non a Gramsci, ma a Mazzini e adottare la filosofia del Club di Roma e di uno dei suoi fondatori, Aurelio Peccei. Il limite alla crescita esponenziale, il rispetto e la salvaguardia dell’ambiente e SOPRATTUTTO IL CONTROLLO DELLE NASCITE sono i veri problemi attuali del nostro martoriato pianeta Terra. No blind opposition to progress, but opposition to blind progress. Il resto sono parole, fuffa strappa-lacrime, conseguenza del neo-schiavismo, trionfo dei banchieri e delle multi-nazionali apolidi. I veri conservatori oggi sono i cosiddetti progressisti, incapaci di uscire dalla gabbia ideologica che si è rivelato essere il marxismo. Vogliamo trovare una via italiana al rinnovamento politico ed economico? Torniamo al pensiero di Giovanni Botero, di Antonio Genovesi, di Ferdinando Galiani, di Giuseppe Mazzini, di Luigi Einaudi, di Aurelio Peccei. E mettiamo da parte Antonio Gramsci.

Filippo Salvatore