E se l’Italia esce dall’euro?

 

L’uscita dell’Italia dall’euro NON sarebbe una catastrofe. Anzi costituirebbe il recupero di manovra politica ed autonomia economica, appunto come il Regno Unito ha sempre fatto valere durante gli anni della sua adesione all’UE.

Va ricordato che ci sono paesi dell’UE che preferiscono usare la loro moneta nazionale. Perché, dunque, non potrebbe farlo di nuovo l’Italia?

Un decennio di euro ha reso l’Italia succube delle decisioni della BCE e del predominio economico della Germania ed il pagamento del debito pubblico praticamente impossibile.

L’ex Premier Bettino Craxi aveva previsto le conseguenze catastrofiche che l’adesione all’euro avrebbe significato. Al giorno d’oggi, visti i risultati, dobbiamo ammettere che aveva ragione. Ben venga, quindi, se necessario, il ritorno alla lira e ad una Banca d’Italia statale ed indipendente.

I primi ad assuefarsi al nuovo ordine, se l’Italia abbandona l’euro, saranno gli ‘investitori stranieri’.

Bando quindi alle voci di Cassandra.. Come ha sostenuto in modo molto convincente Tim Congdon, il potere di emettere la propria moneta, e di intervenire tramite la propria banca centrale, è il fatto principale che definisce l’indipendenza di una nazione. Se un paese rinuncia a questo potere, come ha fatto l’Italia firmando il trattato di Mastricht, o lo perde, acquisisce lo status di ente locale o di colonia.

Le autorità locali e le regioni ovviamente non possono svalutare. Ma perdono anche il potere di finanziare i deficit con emissione di moneta, e gli altri metodi per ottenere finanziamenti sono soggetti a regolamentazione da parte dell’autorità centrale. Né possono modificare i tassi di interesse.