Nazionalismi europei e neo colonialismo cinese

La destra avanza in Europa: Regno Unito, Germania, Polonia, Austria, Ungheria, Francia, Paesi scandinavi, Olanda, e in Italia.

Qual è Il comun denominatore di chi vota a destra?  L’opposizione al mondialismo, alla grande finanza dei banchieri, alle multinazionali, agli speculatori di professione delle borse.

Meno evidente ma ancora più subdolo di cui poco o affatto si parla è il mondialismo neo-colonialista, soprattutto in Africa, della Cina.

Questa è la vera incognita alla quale gli europei non stanno dando abbastanza attenzione.

Gli europei e persino gli americani con a capo Donald Trump rivendicano la sovranità politica e monetaria ed economica; quella che difende l’identità dei popoli con slogan come .America first, Brexit, Alternative fur Deutchland. Resta da vedere se l’accartocciarsi su se stessi, l’autarchia economica, riuscirà a garantire il lavoro a milioni di persone.

Stiamo vivendo una nuova rivoluzione, quella telematica e robotica e una gran parte dei lavoratori NON possiede le competenze dovute. All’Inizio della prima rivoluzione industriale sorse il fenomeno dei LUDDISTI, un movimento operaio che in Gran Bretagna, nei primi decenni del 19° sec., reagì violentemente all’introduzione delle macchine nell’industria tessile (ritenute causa di disoccupazione). All’inizio del 21mo secolo è in crisi il modello di industrializzazione tradizionale. Occorrono competenze diverse, non più manuali, ma cerebrali. Un paese come la Cina è destinata a diventare la prima potenza economica del pianeta Terra nel corso del presente secolo. Perché?  Perché ha i numeri: un numero crescente di cervelli per gestire la rivoluzione telematica/robotica in corso, un numero impressionante di lavoratori per far funzionare la realtà industriale domestica.

Ma la Cina ha una marcia in più rispetto ai suoi concorrenti: e fautrice di una politica di conquista coloniale in Africa per impossessarsi delle risorse e delle materie prime di cui ha bisogno.

Difficile immaginare che i singoli stati europei riusciranno a far fronte da soli al gigante cinese a medio e lungo termine.

L’accartocciarsi autarchico finisce con l’essere un palliativo, ma non è una vera cura. È l’ Unione Europea la risposta alle identità dei vari popoli che la compongono? No, non così com’è.

A me pare che esistano tre Europe : l’Europa atlantica e nordica, che ha la Gran Bretagna come riferimento. L’Europa continentale che ha la Germania come centro di aggragazione e l’Europa Mediterranea,  che ha nel duo Francia/Italia i principali attori.

Ma i paradigmi di identità e di potere cambiano radicalmente con le guerre. E dopo il 1989 il mondo emerso alla fine della seconda guerra mondiale è finito, storicamente, anche se militarmente esiste ancora grazie alla NATo.

Nel mondo multipolare attuale è la legittimità dei paradigmi emersi alla fine della seconda guerra mondiale che sono in crisi.

Non è più il mondo anglo-sassone e la razza bianca che detengono e/o riescono ad imporre con la forza la loro supremazia.

Siamone coscienti ed impariamo, come italiani ed europei mediterranei, a tenerne conto.

È nella riscoperta della sua vocazione mediterranea che va cercato ed indirizzato l’interesse nazionale dell’Italia con paesi diversi da quelli della civiltà atlantica.

Filippo Salvatore