Vasto in via Adriatica (chi si prende “cura” di questa “area”?)

VST_Vista Marina da ViaAdriatica (ex M-d-Lame)Si sa, la natura è sempre di per sé meravigliosa, e sotto tale aspetto questa fotografia è da guardare come immagine di fresco, rigoglioso ambiente naturale e antropico.

Un’istantanea questa ripresa sul finire dell’estate, muovendoci nella passeggiata panoramica che dal sito archeologico delle Terme Romane, e chiesa di Sant’Antonio-San Pietro, si snoda sul versante nord orientale della Città del Vasto, in quel che un tempo era denominato, sino all’evento franoso del 1956, il “Muro Delle Lame”. Oggi costituisce, unitamente alla pressoché consecutiva Loggia Amblingh, la balconata urbana che permette di osservare e ammirare, lungo tutta la Via Adriatica, dalle dette Terme sino a Piazza del Popolo (lato nord del Palazzo d’Avalos), appena sotto la balaustra in ferro e colonnine in pietra: i reperti archeologici murari dell’antica Histonium, portati alla luce in sede di consolidamento del costone e, alzando lo sguardo, la distesa del mare compresa nell’incantevole vista del  lunato golfo, sino alla lontana Termoli (Molise) e, nei giorni di atmosfera chiara e tersa, il lontano sperone italico del Gargano. Talvolta, come per un dono e un incanto, anche le Isole Diomedee (Tremiti).

Se questo è, pare opportuno ancora una volta far osservare e rimarcare che, anno dopo anno, la questione del come evitare che le proliferanti e rustiche piante di acacia siano d’impedimento alla vista in qualsiasi punto della detta panoramica resta irrisolta, e per scuse o cavilli procedurali talora neppure affrontata. Una questione che si pone non meno e anzi ancor più sulla Loggia Amblingh, ma che, alla prova dei fatti e dei vari municipali che si alternano a palazzo, non trova soluzione definitiva e neppure stagionale, soprattutto per la nota (potremmo dirla sistematica) incapacità della pubblica amministrazione in carica a provvedere adeguatamente e per tempo a ciò che è non utile o auspicabile, ma necessario per una città e territorio a vocazione largamente turistici.

Rinviando ad altra successiva nota una riflessione più dettagliata su quanto da altri rilevato in merito allo sgretolamento e/o danneggiamento dei detti reperti del Porticus romano, per l’uno e l’altro aspetto e questione c’è comunque da conoscere di chi sia la responsabilità dell’inaccettabile lassismo con cui si affronta, o piuttosto ‘non’, la conservazione  con ‘cura’ del bene pubblico.
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C’è chi – leggo – tende a distinguere le varie e rispettive competenze e responsabilità. Si tiene a precisare che alla Partecipata comunale Pulchra Ambiente Spa è da attribuirsi la gestione del “verde”, mentre della conservazione e difesa dei reperti archeologici se ne debba far carico (indubbiamente, comunque) l’Amministrazione Comunale. Non sappiamo se sia oggettivo (e finalizzato a cosa) tale distinguo, di certo la tabella posta a bella vista nel luogo dichiara precisamente che la detta Pulchra “Si occupa di quest’area” e, dunque, di tutto quel che è presente in essa.

Deve o dovrebbe? Per quel che tutti possono vedere, almeno da un certo tempo in qua, la proclamata “cura”, chiaramente, non è più effettuata. Non sappiamo per quali ragioni, ma è da pensare che non sia neppure più nei pensieri della sua dirigenza. Del resto, come per quant’altro meriterebbe attenzione e … cura, si può pensare che sia nei pensieri dell’Amministrazione municipale?
A noi pare di no. Ovviamente, da cittadini e osservatori, ci piacerebbe essere smentiti, ma con i fatti.

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