Andar per mare: Angelo D’Ugo in Indonesia

D'Ugo in IndonesiaRicorderanno i nostri lettori de “l’andar per mare” (e non solo), di Angelo D’Ugo, dottore velista e esploratore per passione. Ricordiamo anche che dopo le sue attraversate dell’Atlantico, poi dell’oceano Pacifico, a fine mese di maggio ha ripreso il mare, con altra imbarcazione e nuovo compagno di viaggio, ripartendo da Brisbane, stessa località di approdo conclusivo del precedente tragitto Panama-Marchesi-Australia.

In questa nuova avventura di mare e di terre (sconosciute alla più parte di noi), la sua intenzione e obbiettivo è di percorrere l’Oceano Indiano, per far ritorno – sempre “inseguendo il tramonto”, ovvero con navigazione verso occidente) – attraverso il canale di Suez, nel Mediterraneo, “Mare Nostrum”. In tal modo avrebbe o avrà compiuto l’intero periplo terracqueo. Cosa che, per vari aspetti – diciamocelo – non è da tutti.  Con evidenza, occorre coraggio, oltre che specifica preparazione, tanta voglia di andare, vedere, conoscere; idealmente di non fermarsi al noto, a quel che abbiamo nel nostro piccolo. Voler spingersi oltre il noto orizzonte, alla maniera dell’omerico Ulisse, non è da tutti, ma non meno risponde ad un intimo bisogno dell’essere umano.

Australia_Indonesia_viaggio Dugo

Riprendiamo, dunque (giovandoci del suo puntuale Diario di bordo) a ricostruire il suo attuale viaggi, nel recente percorso su un grande e confortevole catamarano “Leopard” di 47 piedi. Una navigazione effettuata sino adesso con calma, pressoché sottocosta. “Non siamo in gara, la nostra non è una pura e semplice regata velica”,  non a caso ha precisato il nostro sin da principio.

Per lunghi giorni, D’Ugo ha navigato  sopra e nei dintorni della “Grande Barriera Corallina”.
Così la descrive: “… davvero stupenda. Qui ci sono centinaia e centinaia di isole disabitate dove ancorare la propria barca e scendere a terra in spiagge candide, fare il bagno in acque cristalline piene di coralli e pesci, inoltrarsi nel bush alla scoperta di ruscelli, trovare frutta, osservare uccelli, canguri, coccodrilli, costruire una capanna, fare un falò …”).
Poi, finalmente, lunedì 16 luglio salpiamo dall’ultimo approdo sulla costa settentrionale dell’Australia. Dopo una navigazione di otto giorni, per lo più tranquilla, lunedì 23 attraversiamo lo Stretto di Torres. Mi trovo così, finalmente, a navigare nelle acque dell’Oceano Indiano. Mi guida e mi tiene compagnia, nelle lunghe notti di guardia, la suggestiva Croce del Sud”.
Ma prima di dirigersi verso l’Indonesia sono costretti – “… per il tempo necessario per porre rimedio a piccoli problemi registrati a bordo con il dissalatore e con una pompa di sentina” – all’approdo nel porto della città ancora australiana di Darwin.
Qui, nella suo stare alla fonda, annota: È passato anche il mese di luglio, il tempo trascorre con i ritmi lenti della barca: turni di guardia, cucinare, fare ginnastica, la doccia, cambi vele, piccole cose da sistemare, riposare e poi di nuovo. E si ha tanto tempo per stare da soli con sé stessi e con i propri pensieri. […] Adesso le miglia lasciate a poppa sono 2300, ancora troppo poche rispetto a quelle che mi attendono”.

D'Ugo_Darwin-bis”Oggi, primo di Agosto – annota ancora Angelo D’Ugo – sono tuttora ancorato a Darwin. Pensavamo di rimanere qui lo stretto necessario per poi lasciare definitivamente l’Australia diretti in Indonesia, ma lungaggini burocratiche, ritardi nella consegna di pezzi di ricambio ed altri intoppi ci tengono alla fonda per molti giorni. Finalmente, il giorno 14 agosto salutiamo definitivamente l’Australia e dopo cinque giorni di navigazione su un mare tranquillo, sospinti da una lieve brezza ancoriamo nella baia di Kupang, nell’Isola di Timor, città insignificante, ma è il porto obbligatorio di ingresso in Indonesia. Espletate le formalità doganali, comprata una nuova scheda telefonica e mangiato dell’ottimo pesce, il 20 agosto salpiamo di nuovo diretti all’Isola di Komodo, un’isola piuttosto brulla e per le sue forme e colori, famosa per la presenza dell’omonimo drago”. Altra riflessione: “Navigare tra queste isole è particolarmente impegnativo. Spesso, per l’effetto Venturi e delle maree, si creano rinforzi di vento e forti correnti che rendono difficile se non addirittura impossibile proseguire […] Durante una di queste navigazioni incontriamo un altro catamarano che ha un problema al motore, decidiamo di ancorare per dargli una mano. In barca una anziana coppia milanese che, in cambio del nostro aiuto ci offre un “semplicissimo, nostranissimo” risotto alla milanese, che dopo tanti mesi di “gustosissime” scatolette australiane è un vero nettare per il palato. Riprendiamo in nostro viaggio, ma ci imbattiamo in una corrente contraria e non prevista che ci costringe a cambiare di nuovo rotta riportandoci al precedente progetto. Cosicché, a mezzogiorno del 23 agosto ancoriamo in una bellissima baia ,sempre dell’isola di Komodo. Ci fermiamo tre giorni, e mentre faccio una tranquilla passeggiata sulla spiaggia,go la fortuna di incontrare un meraviglioso esemplare di Varano. E così ho anche la foto con il traghetto”

 Immagine 033_BisIl 26 agosto, i due naviganti riprendono il mare e approdano all’isola indonesiana di Lombok recentemente colpita da un disastroso terremoto.
“Un macello” – scrive Angelo D’Ugo. Case già fatiscenti crollate, ovunque c’è gente sfollata, posta in tenda alla meglio. Ci mettiamo a disposizione e Steve, il mio coéquipier, ingegnere fino al midollo, subito progetta e dirige la costruzione di un sistema fognario. Io, con due infermieri locali attrezziamo un piccolo Pronto Soccorso. Subito si forma una silenziosa, ordinata, ma ahimé lunga fila di persone. All’inizio tutto è difficile, a cominciare dalla comunicazione, per  il mio precario inglese e quello ancor più stentato degli interpreti. Ma, pian piano, con tanta buona volontà e con l’aiuto del Signore, le cose migliorano, e quando, dopo due settimane, arriva il momento di riprendere il mare, una piccola folla ci attende al molo per salutarci e ringraziarci. Siamo stanchi, ma lieti di aver contribuito ad alleviare un po’ le loro sofferenze.

Voltiamo pagina” – ancora leggiamo sul Diario di Angelo. “Il 10 di Settembre approdiamo a Bali. Un nome che rievoca in me ricordi di tanti poster visti entrando nelle agenzie di viaggio, … ma mai avrei immaginato che un giorno ci sarei arrivato e meno che meno con una barca. Conto di rimanere qualche giorno per esplorarla e poi riprendere la navigazione: sempre … inseguendo il tramonto”. D'Ugo_verso il tamonto
In attesa del “seguito”, anche noi ci fermiamo nella narrazione, dopo aver mostrato, al solito, una selezione delle tante immagini fotografiche che ci sono pervenute.
“Buon vento” ancora al nostro e al suo compagno di avventura, ma, in certo qual modo anche a noi. A ciascuno, sulla propria barca, nel mare in cui la vita ci ha posto e ci tiene, affinché se non l’approdo, almeno l’attraversata, sia non sempre difficile e perigliosa.

Giuseppe F. Pollutri

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