I sequestrati di Salvini.

salvini2 - CopiaLa procura di Palermo spedisce gli atti riguardanti Salvini e relativi alla vicenda “Diciotti” al Senato con l’incriminazione di “sequestro di persona, avendo privato della libertà personale fino al 25 agosto numerosi migranti trattenuti sul pattugliatore della Guardia Costiera Italiana U. Diciotti”. In effetti l’accusa è piuttosto grave e potrebbe comportare una pena di quindici anni. La reazione di Salvini, sanguigno come è (praticamente un “meridionale”) non si è fatta attendere e oltre a dichiararsi tranquillo e lieto per la “medaglietta” che gli consente di ampliare il già ampio consenso popolare, si fa uscire tra i denti una frase che manda su tutte le furie i magistrati  “io sono stato eletto, i giudici no”. In effetti l’espressione è “forte” ma per la grande sensibilità d’animo dei magistrati (almeno una parte di essi) viene addirittura percepita come eversiva (e probabilmente si prenderà un’altra denuncia) e come offensiva del decoro e del prestigio della magistratura. In realtà il buon nome se lo sono giocato da parecchio tempo da soli, senza l’aiuto di nessuno ma fare del vittimismo, soprattutto quando si hanno a disposizione casse di risonanza come quel che resta del Pd e, soprattutto dei media, fa sempre piacere e qualche risultato lo si ottiene sempre. Il fatto che i magistrati abbiano vinto un concorso pubblico, contrapposto all’essere eletti è un falso problema, soprattutto se si fa riferimento agli “errori”, in buona fede o in mala fede, che i magistrati,in quanto uomini possono fare; ed certo una anomalia che quella dei magistrati sia l’unica categoria di lavoratori, comunque impiegati statali che giudica se stessa! Non esiste in alcuna parte del mondo, se non nei regimi autoritari un privilegio del genere e dovrebbero essere loro, per primi, vista l’alta funzione che esercitano, a rendersene conto: quando è pacchiano e doloso il loro errore il massimo che accade è l’esercizio delle dimissioni e si mettono a fare gli avvocati! Io poi mi pongo un altro problema: se le sentenze di un magistrato vengono puntualmente ribaltate nei successivi gradi di giudizio o se queste sono palesemente sbagliate, non si comprende per quale motivo debbano continuare a fare  un lavoro per il quale non sono all’altezza e per il quale in diverse occasioni sono seguiti eventi drammatici.

Elio Bitritto