49 milioni di balle

bossi belsito   lusi rutelli

Vorrei cercare di far capire ai testoni genetici della sinistra la storia di 49 milioni. So che è una impresa al limite dell’impossibile ma forse potrò instillare in qualche trinariciuto il seme del dubbio. Da cosa “derivano” questi soldi: dal fatto che tutti i partiti che superavano la soglia dell’1% ottenevano un rimborso proporzionato ai voti per i quali la legge NON chiedeva la rendicontazione: sistema sbagliato ma vigente per la Lega e per tutti. In base a questo sistema il tesoriere della Margherita si riempì le tasche ma NESSUN magistrato o tribunale ordinò il sequestro dei fondi, anzi alla Margherita, considerata PARTE LESA, lo Stato rimborsò la cifra (che poi Rutelli e compagni restituirono allo Stato stesso). Andiamo a Genova, stesso tribunale anche (se i giudici erano diversi): spese pazze ed inappropriate dei consiglieri dell’IdV di Di Pietro, condanne personali e nessun sequestro di fondi. E veniamo alla Lega: ad oggi sono stati processati e condannati in primo grado Bossi e Belsito per una somma dell’ordine di 300.000 euro, NON 49 milioni; la Lega NON è sotto processo e neanche Salvini. Su questo c’è unanimità di vedute ma il giudice “ritiene”, anzi “interpreta” in modo autonomo la legge e dice “essendo stato fatto un falso in Bilancio per la cifra di 300.000 euro, TUTTI i bilanci sono falsi e devono essere restituiti allo Stato (che precedentemente aveva ritenuto di dover rifondere il danno alla Margherita perché parte lesa!). Tra l’altro il tribunale non ammette che, comunque, nel corso degli anni questi famosi 49 milioni siano stati usati per fini istituzionali nonostante siano stati presentati i rendiconti. Riassumendo ci sono diversi punti che meritano una riflessione seria: diversità di interpretazione della legge (nel caso della Margherita si restituiscono i soldi alla parte lesa e, sia per questa che per l’IdV, si condanna SOLO chi ha commesso il reato perché la Legge dice chiaramente che le responsabilità sono personali, mentre per la Lega il principio non vale; altro punto da chiarire: se il reato su cui il tribunale di Genova indaga si riferisce a 300.000 euro perché sequestrare, oggi per domani (… e dopo domani), tutti i 49 milioni che comunque risultano regolarmente spesi nel corso di quasi 9 anni? Ancora: se è vero, come dicono i sacri testi, che NON si è colpevoli fino all’ultimo grado di giudizio perché nel caso della Lega (solo nel caso della Lega) si applica una misura che dovrebbe essere adottata solo nell’ultimo grado di giudizio? Con lo stesso metro di giudizio, l’interpretazione che il magistrato dà della Legge (?), potremmo porre un altro problema alla Andreotti (a pensar male …): il procuratore di Genova è stato direttore dell’ufficio dei rapporti con il Parlamento per il ministro Flick (quello stesso che, alla notizia della assoluzione di Eric Priebke lo fece ri-arrestare fregandosene altamente della indipendenza dei giudici e nessuno fiatò!) e si può facilmente pensare che sia di parte. A questo punto una riflessione sulla frase di Salvini che ha fatto infuriare il CSM “io sono stato votato e voi no”, che, a mio parere voleva intendere che certi giudici sono di parte esattamente come lui, ma lui può essere e cacciato dal voto e loro no. E il tenero sfogo con cui il figlio di un giudice difende il padre che ha studiato tantissimo, ha sacrificato la famiglia, ha fatto e vinto un concorso difficilissimo è solo “tenero” perché la differenza tra lo studio, la famiglia, la difficoltà del concorso non esiste per nessuna categoria di impiegati dello stato (anche i magistrati sono impiegati dello stato): personalmente il mio concorso consisteva nelle prove di Matematica (e derivati), Fisica (e derivati), Chimica (e derivati), Biologia (e derivati, Geologia (e derivati), eccetera! La differenza sta, non tanto nel trattamento economico (che pure è notevole), non tanto nell’automatismo di carriera e di stipendio (che pure è quello che è), ma sta soprattutto nell’esser giudici di loro stessi.

Elio Bitritto