L’Espresso palestra del rinnovamento? Macchè

IMG-20180616-WA0033L’ Espresso come palestra del rinnovamento dell’Italia del 2018? Ben venga il dibattito. Ma le premesse per farlo sono sbagliate. Cacciari e company che dovrebbero essere le turbine propulsive sono prigionieri di una palla di piombo al piede. Credono ancora nel marxismo come ideologia capace di fornire le soluzioni. E non si rendono conto, o forse sì, che il pensiero di Marx era valido in parte per una società che stava passando dall’agricoltura alla prima rivoluzione industriale. Nel nostro mondo post-industriale ha poco o nulla da insegnarci. I rinnovatori invocati sono i conservatori che impediscono di pensare altrimenti. Occorre attingere all’eredità italiana per farlo e riscoprire l’attualità di pensatori come I fratelli Verri, il pensiero economico di Antonio Genovesi, di F. Galiani, di G. Mazzini , di C. Cattaneo e il pensiero giuridico di A.L. Muratori, di C. Beccaria, di G. Filangieri, di P. Giannone. Bisogna soprattutto riconsiderare il concetto di progresso lineare e cumulativo e sostituirlo con la visione ciclica della storia umana, così come G. Vico la proponeva. Bisogna rivalutare economisti del Novecento come A. Fanfani, L. Einaudi ed amministratori illuminati come Aurelio Peccei e Sergio Marchionne. Non c’è bisogno in fin dei conti, per cambiare l’Italia, di ‘chissà quali grandi idee o di chissà quali grandi uomini, ammoniva un altro grande italiano, il filosofo e storico Benedetto Croce, c’è solo bisogno di più gente onesta.’ Onestà, rispetto per l’ambiente ed amor di Patria sono le tre basi per rispettarsi e per farsi rispettare. Ma essere onesti presuppone una rivoluzione etica. Gli italiani sono disposti ad essere, dal più ricco e potente al più diseredato, onesti?

Filippo Salvatore